Quel berretto verde di nome Osama
Intervista a John Cooley di Roberto Festa

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John Cooley, la creatura si ribella al creatore?

Direi di sì. L'ironia della storia fa sì che oggi gli Stati Uniti debbano stanare Osama bin Laden nei rifugi che loro stessi hanno contribuito a costruire ai tempi della guerra antisovietica.

Quali sono le infrastrutture, costruite con l'aiuto americano ai tempi della guerra, su cui i talebani possono contare ancora oggi?

Gli Stati Uniti offrirono ai talebani supporto logistico-organizzativo. I servizi segreti pakistani, l'Isi, controllavano l'addestramento, i rifornimenti, i finanziamenti, la Cia sovrintendeva a tutto il programma, ne assicurava il coordinamento. In quel momento bin Laden era effettivamente legato agli Stati Uniti. La Cia lo seguì nella costruzione del sistema di tunnel, rifugi, trincee, cave che servirono alla guerra contro i russi. Gli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono lasciano stupefatti non solo per la dinamica dell'operazione, ma anche per la facilità con cui i terroristi sono riusciti a pianificare e realizzare i loro piani in terra americana. Pensa a connivenze in settori dell'amministrazione americana? Lo escludo. Molti di questi terroristi si sono addestrati in Germania, nella zona di Amburgo, poi hanno frequentato scuole private per piloti in Florida, nel Texas. Se ci fosse stato un coinvolgimento dei servizi americani, i terroristi non avrebbero scelto scuole private.

Com'è possibile che siano sfuggiti all'intelligence?

È un caso straordinario di inefficienza. Già nel 1998, in Germania, l'Fbi controllava le mosse di Mohammed Atta, uno dei dirottatori. Poi Atta è finito in America con un visto per studenti. Com'è stato possibile? Ovviamente chi doveva controllare non l'ha fatto. Non è la prima volta. Lo sceicco cieco Omar Abdel Rahman, arrestato per il primo attentato al World Trade Center nel 1993, arrivò negli Stati Uniti con un visto rilasciato dall'ambasciata americana del Sudan. Era già sospettato di coinvolgimento nell'assassinio di Sadat. La conclusione è che le agenzie americane funzionano male, non c'è coordinamento tra Fbi, Cia e Dipartimento di stato.

Veniamo ai paesi che oggi appoggiano al-Qaeda, l'organizzazione di bin Laden. Ha già citato i servizi segreti pakistani. Vediamo quelli dell'Arabia Saudita.

Difficile dire cosa si muova oggi nei servizi segreti sauditi. Il principe Turki al-Faisal, potentissimo capo dei servizi, è stato rimosso dall'incarico. Era in ottimi rapporti con bin Laden. Negli ultimi mesi è volato diverse volte in Afghanistan, ha cercato di convincere bin Laden ad abbandonare il terrorismo. Il suo allontanamento è un mistero. È comunque certo che a lungo i servizi sauditi, e non solo quelli pakistani, hanno finanziato le operazioni militari dei mujaiddin. Dopo la fine della guerra contro i russi, si sono impegnati soprattutto per destabilizzare il Panshir indiano. È impossibile dire se oggi finanzino ancora i talebani e al-Qaeda.

L'Iran?

Il Dipartimento di stato colloca l'Iran tra gli stati fiancheggiatori del terrorismo per il sostegno agli hezbollah in LIbano, ad Hamas, per l'assassinio di oppositori all'estero, soprattutto in Germania. Ma non vedo un diretto interessamento dell'Iran in atti di terrorismo contro gli Stati Uniti, e per questo George Bush cerca l'appoggio di Teheran. L'ultimo atto di terrorismo anti-americano dell'Iran risale al rapimento di ostaggi americani in Libano a metà degli anni Ottanta.

La Siria?

Vale lo stesso discorso già fatto per l'Iran. La Siria non finanzia organizzazioni come quelle di bin Laden, preferisce un terrorismo non fanatico, non religioso, organizzazioni più laiche, come quelle della galassia palestinese.

Difficile riconoscere l'appoggio di stati all'organizzazione di bin Laden. Ma come si sostiene allora al-Qaeda?

Anzitutto con le società di bin Laden stesso. Lo sceicco viene da una famiglia che possiede una delle più grandi società di costruzioni del mondo. Oggi i fratelli dicono di avere interrotto ogni rapporto, ma ne dubito. Bin Laden è al centro di un vero e proprio impero finanziario, che ha tre centri in Europa, ad Anversa, Amsterdam e nel Lussemburgo, e ramificazioni ovunque. Si tratta di holding, società di costruzioni, di import-export, marittime, di assicurazioni, di investimenti, banche. Un caso emblematico è l'inglese Imperial Consolidated, che negli ultimi tempi per conto di bin Laden ha cercato di acquistare armi attraverso un trafficante di origine siriana, Monzer al Kassar. La Imperial è la classica holding, impiega 400 persone, opera in 11 paesi, dalla Nuova Zelanda alle isole Cayman. Questa ramificazione di interessi renderà difficile tagliare i flussi di finanziamento a bin Laden e al terrorismo. Bin Laden vuole un ritorno al medioevo ma è un vero uomo d'affari del 2001.

I talebani dicono che 350 mila afghani sono pronti a combattere. Le sembra una stima probabile?

No. Forse 350 mila afghani possiedono un'arma, ma un esercito è un'altra cosa. L'esercito è composto di non più di 30 mila persone. Oltre a certe armi leggere molto avanzate, i talebani dispongono di una struttura militare fatiscente: Mig dell'era sovietica, qualche vecchio carro armato, un'artiglieria che funziona soprattutto contro l'Allenza del nord. Poco altro. Contro i sovietici l'esercito afghano si arricchì di migliaia di volontari islamici e di mercenari provenienti da Malesia, Indonesia, Turchia, Iran, dall'Europa, persino dalle comunità nere islamiche d'America. Quella "Santa Alleanza" oggi non è più possibile.

 
 
 
       

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