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SANDS
SCHOOL: LA PRATICA DELLA LIBERTÀ
Intervista a David Gribble di Francesco
Codello
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Incontro
David Gribble in una stanza della Sands
school, l'istituto da lui fondato nel
1987. Gribble è poco conosciuto in Italia
al di fuori della stretta cerchia di persone
interessate alle scuole libertarie. Ma
è sicuramente uno dei più importanti personaggi
del piccolo (ma poi non tanto) mondo delle
scuole "alternative". E pensare che a
tredici anni questo innovatore era uno
studente dell'Eton College. Una scuola
ultraconservatrice, dove i ragazzi portano
una divisa particolare: frac e pantaloni
a righe. Ma, probabilmente, è anche da
esperienze come queste che possono nascere
degli anticonformisti. Gribble è autore
di diversi articoli per riviste educative
e libertarie (collabora tra l'altro anche
a una rivista storica dell'anarchismo
anglosassone: Freedom) e di alcuni libri
come Considering children (Dorling Kindersley,
1985), That's all folks (West Aish Publishing,
1987), Real Education (Libertarian Education,
1988). Questo testo presenta le principali
scuole libertarie da lui visitate in diverse
parti del mondo e Gribble ne sta curando
un secondo volume. Non vanno dimenticati:
A Really Good School (Seven-Ply Yarrns,
2001), Children don't start Wars (un e-book,
Agora Book Club, 2001). Infine sta lavorando
a un altro testo, Lifelines, che verrà
pubblicato da Libertarian Education nel
corso di quest'anno.
Quando
nasce il tuo interesse per l'educazione
e, soprattutto, quando cominci a mettere
in pratica le tue idee educative?
Ho
frequentato l'università di Cambridge
per avere una qualifica e potermi dedicare
all'insegnamento, perché mi sentivo bene
in compagnia dei bambini. Non ho studiato
pedagogia perché allora era sufficiente
una laurea. Dopo l'università ho insegnato
lingue per tre anni alla Repton school,
una scuola inglese, maschile e privata,
e lì mi sono reso conto di alcuni difetti
dell'educazione convenzionale. Quando
questi mi diventarono insostenibili mi
licenziai. Per fortuna trovai un impiego
alla Dartington Hall school (una scuola
libertaria durata circa cinquant'anni)
dove iniziai ad apprendere concretamente
le virtù di un sistema educativo completamente
diverso. Non avevo principi e ideali educativi
ben definiti, solo il piacere di vivere
in compagnia dei bambini e la preoccupazione
che stessero bene. I miei principi sono
frutto dell'esperienza. Ho lavorato per
due anni alla senior school, il collegio
per i ragazzi dai tredici ai diciott'anni.
L'ho abbandonato quando mi sposai con
una delle ex studentesse e desideravo
vivere fuori dalla scuola. Siamo andati
a insegnare, per due trimestri, in un'altra
scuola progressista inglese, la Kilquhanity
house in Scozia. Nonostante fosse più
o meno basata sulla filosofia di Summerhill
(la più famosa scuola libertaria fondata
da Alexander Neill), la Kilquhanity non
riusciva a creare quell'atmosfera che
i suoi studenti cercavano. L'esperienza
alla Dartington e alla Kilquhanity aveva
smantellato qualsiasi mia teoria sulla
conduzione di una classe di bambini. Per
fortuna dopo un trimestre e mezzo mi arrivò
la richiesta di tornare a insegnare alla
scuola media di Dartington. Lì sono rimasto
per vent'anni, finché la scuola superiore
fu ingiustamente danneggiata da uno scandalo
gestito in modo catastrofico e fu in seguito
chiusa dagli stessi amministratori. Quattordici
bambini della vecchia scuola, i loro genitori
e tre insegnanti, tra cui io, ci siamo
rifiutati di accettare che i metodi della
Dartington fossero screditati, e abbiamo
fondato la Sands school. Abbiamo apportato
delle modifiche per avere la certezza
che la Sands non potesse essere chiusa
da qualche comitato, che ne detenesse
il controllo, senza capire la filosofia
della scuola. Così alla Sands tutte le
decisioni dovevano essere prese dall'assemblea
scolastica, in cui personale e studenti
si incontravano una volta alla settimana
e ognuno dei partecipanti aveva un voto.
Dopo quattro anni alla Sands, poco prima
di compiere sessant'anni, ho deciso che
ero troppo vecchio per lavorare con i
bambini nel modo in cui ritenevo appropriato
e decisi per un pensionamento anticipato.
Da quel momento sono andato in giro per
il mondo visitando molte scuole alternative,
diverse, che condividessero la mia preoccupazione
per la dignità e l'individualità di ciascun
bambino. Ho scritto libri su quanto ho
visto e sono stato invitato a tenere un
certo numero di conferenze in varie nazioni.
Alla
luce della tua esperienza, quali sono
i valori e le idee che caratterizzano
la pedagogia libertaria?
Non
potrei dare alcuna definizione di "teoria
pedagogica libertaria" e trovo alquanto
difficile definire il tipo di educazione
che più ammiro. I principi di base? Innanzitutto
le persone di qualsiasi età devono essere
trattate con rispetto. Inoltre, se le
persone (di qualsiasi età) sono incoraggiate
a prendere decisioni durante la loro vita
ascolteranno i consigli con attenzione,
rifletteranno su di essi con senso di
responsabilità e giungeranno a conclusioni
sensate. Ma se non viene riposta fiducia
nella loro capacità di scegliere, respingeranno
i consigli e si comporteranno in modo
molto meno razionale. Tutti desiderano
imparare, ma qualsiasi forma di costrizione
inibisce questo desiderio: troppa coercizione
lo può addirittura distruggere del tutto.
L'onestà è più importante della paura:
esigere l'obbedienza rischia di far anteporre
la paura all'onestà. Nessuno compie errori
di proposito. I bambini quando sbagliano
hanno bisogno di aiuto piuttosto che di
punizioni. Poi, considero molto più importante
il preoccuparsi degli altri dell'obbedienza
alle regole. Dove i bambini vedono, a
ragione, problemi morali, gli adulti spesso
vedono solo questioni di convenienza.
I bambini amati sono per natura altruisti.
La maggior parte delle scuole tradizionali
reprime questo altruismo naturale, valutandolo
come un problema di condotta. I bambini
che hanno sofferto e perso questa qualità
possono spesso ritrovarla di nuovo se
a loro viene offerto l'amore incondizionato
che è venuto a mancare. Un requisito fondamentale
per un efficace apprendimento e l'instaurarsi
di buoni rapporti sociali è la felicità.
Questi
principi non fanno parte di un sistema
consolidato. Ci sono sempre eccezioni.
Ciò che interessa è lo sviluppo personale
di ciascun bambino come individuo, senza
tenere conto di sistemi pedagogici.
Questi
principi, nella loro apparente semplicità,
rivelano una profonda saggezza. Sono concetti
capaci di mettere in discussione gran
parte delle teorie pedagogiche correnti.
Inoltre, proprio perché così chiari e
immediati, sono in grado di cambiare radicalmente
i rapporti sociali e relazionali, dunque
di costruire fin da subito una prospettiva
sulla quale trovano solida base le esperienze
più significative di scuole libertarie.
Queste scuole, realizzate in diversi paesi
del mondo, si sono date un'organizzazione
a rete molto informale, l'Idec. Che cos'è
questa rete, su quali presupposti è nata,
chi vi partecipa, che cosa ha fatto finora
e cosa fa adesso. Per il futuro quali
progetti avete?
Idec
significa Conferenza sull'educazione democratica
internazionale. Si tratta di un'occasione
e non di un'organizzazione o di un gruppo.
Proprio durante la conferenza che si tiene
annualmente, un'altra scuola si propone
per organizzare la conferenza l'anno successivo.
A intervalli sono stati fatti vari appelli
per definire una struttura ufficiale di
un qualche genere, ma abbiamo preferito
esaltare l'autonomia delle singole scuole
nell'organizzazione delle conferenze.
Il nome Idec è stato scelto da due ragazze
di quattordici anni che hanno condotto
la seconda conferenza alla Sands school.
Non erano soddisfatte del nome, perché
non consideravano la "democratizzazione"
come elemento essenziale e caratterizzante
del tipo di educazione che univa le diverse
scuole, ma non trovarono alcuna alternativa
soddisfacente. Nonostante le varie obiezioni,
nessuno era stato in grado di migliorarlo.
Quando i rappresentanti di una scuola
aderiscono all'organizzazione di una conferenza,
tutto è nelle loro mani: date, partecipanti,
costi, sistemazione e stile della conferenza
stessa. La durata dell'incontro: è stata
di due giorni la prima volta nel 1993,
di quindici giorni nel 1997. Gli studenti,
sia della scuola organizzatrice sia di
quelle dei partecipanti, hanno quasi sempre
un ruolo importante. La conferenza alla
Sands nel 1997 e quella a Tokyo nel 2000,
infatti, sono state quasi completamente
condotte dagli studenti. Talvolta è stato
presentato un programma ricco di appuntamenti
e di laboratori, altre volte il programma
è stato interamente deciso dai partecipanti
dopo il loro arrivo. È successo pure che
a una bozza di programma siano stati aggiunti
altri incontri decisi dai partecipanti.
Alcune conferenze sono state interamente
finanziate dalla scuola che ospitava o
da agenzie esterne, ma aumentando il numero
dei partecipanti, la maggior parte delle
scuole ha dovuto pagare una quota. Tutte
le decisioni riguardo questo argomento
sono stabilite dall'istituto che ospita.
La prima conferenza si è tenuta in Israele
alla Scuola democratica di Hadera. Alcuni
insegnanti e studenti provenienti da scuole
democratiche si ritrovarono a una grande
conferenza tenuta a Gerusalemme che aveva
per tema Educazione alla democrazia in
una società multiculturale. Successivamente
un gruppo ristretto è stato invitato a
Hadera per due giorni dopo la conferenza:
le discussioni sono state così stimolanti
che si è presa la decisione di incontrarsi
annualmente. Per i primi quattro anni
è stata chiamata Conferenza Hadera, e
io scrivevo un notiziario due o tre volte
all'anno. C'erano pochi che collaboravano
e alla fine si è abbandonato il progetto.
C'era comunque la speranza che internet
potesse divenire un valido sostituto,
e Jerry Mintz ora offre una "listserver
Idec": Idec@edrev.org. Ci sono diversi
punti di vista sulla funzione delle conferenze
Idec. Alcuni le vedono come un'opportunità
per discutere problemi condivisi, in un'atmosfera
collaborativa. Altri sperano di diffondere
l'idea dell'educazione democratica invitando
persone interessate al problema, attirando
pubblicità a proprio favore. Alcuni le
vedono come un modo per migliorare l'immagine
pubblica della scuola ospitante nel proprio
paese. Altri concepiscono la conferenza
come un mezzo per collegare scuole che
possano offrire appoggio in momenti di
crisi secondo il principio che "uniti
si rimane in piedi, divisi si cade". Comunque,
l'indirizzo di ciascuna conferenza è deciso
da chi la organizza. La scuola che ospita
decide anche chi deve essere invitato.
Di solito si riceve un invito semplicemente
esprimendo il desiderio di prendervi parte,
anche se nel 1997 alla Sands un limite
fu stabilito per ogni scuola, ed era stato
suggerito che almeno metà dei delegati
di ciascuna scuola dovessero essere studenti.
L'Idec del 2000 a Tokyo, organizzato da
un comitato per la maggior parte formato
da studenti, aveva coinvolto un migliaio
di partecipanti. Per dimostrare lo sviluppo
di Idec basta ricordare che al primo incontro
del 1993, in Israele, erano presenti scuole
di quattro paesi (Austria, Israele, Gran
Bretagna, Stati Uniti), all'ultima di
Tokyo nel 2000 i paesi erano 17: Giappone,
Australia, Cina, Germania, Guatemala,
Ungheria, Israele, Corea, Nuova Zelanda,
Palestina, Filippine, Polonia, Russia,
Thailandia, Gran Bretagna, Ucraina, Stati
Uniti.
È
davvero impressionante la vastità di esperienze
educative nel mondo e, in qualche misura,
riconducibile a un'impostazione libertaria
o "democratica", anche se spiace constatare
che in Italia non vi è nulla di simile.
Ma ora vorrei capire meglio: in che rapporto
sono le tue convinzioni pedagogiche con
l'anarchismo?
Le
mie convinzioni si basano completamente
sulla mia esperienza e non sono la conseguenza
di alcuna conoscenza di teorie anarchiche.
Sono arrivato alla teoria attraverso la
pratica, e non viceversa. Ho letto qualcosa
di Robin e Sebastian Faure, che mi sembra
abbiano gestito sorprendentemente istituti
autoritari, dove le idee anarchiche erano
imposte ai bambini, e anche Francisco
Ferrer, le cui idee sembrano molto vicine
alle mie. Ma tutte queste letture sono
un momento successivo alla formazione
delle mie idee. Vorrei considerare i miei
ideali come quelli di un anarchico, ma
non so se altri anarchici farebbero lo
stesso. Mi sembra che si sia sviluppato
un comune sentire fra gli anarchici che
è diventato uno dei presupposti qualificanti
dell'anarchia, vale a dire la coerenza
tra mezzi e fini, che tradotto in termini
educativi significa: i bambini imparano
a usare la libertà semplicemente se sono
liberi.
Proprio
partendo dalla tua formazione, qual è
stata l'esperienza scolastica ed educativa
che maggiormente ti ha segnato e colpito
e perché?
Ricordo un episodio accaduto alla Sands
school: tre bambini avevano progettato
di fuggire di casa, avevano rubato tutto
il denaro dall'ufficio della scuola e
si erano recati alla stazione con l'autobus.
Sono stati presi lì, perché cercavano
di comprare i biglietti per una destinazione
remota, ma quando si resero conto che
non avevano abbastanza denaro, cercarono
di comprare i biglietti per un posto più
vicino. Dovetti andare a prenderli alla
centrale di polizia. Entrarono in macchina
felici perché volevano allontanarsi dalla
polizia. Durante il ritorno ho fermato
la macchina per tentare di parlare con
loro. Ma era semplicemente impossibile.
Imprecavano contro di me e urlavano esprimendo
il loro odio contro i genitori, me, la
scuola e gli altri bambini, senza ascoltare
quello che volevo dire. Non sapevo cosa
fare, così mi diressi a scuola dove subito
chiesero la convocazione dell'assemblea.
Volevano raccontare agli altri quello
che era successo e non volevano che fossi
io a dire "fottute menzogne" su di loro.
Fu convocata l'assemblea e tutti parteciparono.
I "fuggiaschi" raccontarono la loro storia
e poi chiesero: "Avete intenzione di cacciarci
via?". La prima reazione dei bambini era
stata di rabbia: avevano raccontato la
loro storia senza nessuna vergogna o rimorso.
Un membro del personale disse allora che
la rabbia non era il giusto modo per trovare
una soluzione. Dopo questo intervento
nessun adulto parlò più per circa un'ora.
L'assemblea chiese ai tre ragazzi le loro
motivazioni e poi molti bambini espressero
opinioni sull'accaduto. Alla fine venne
chiesto ai tre se desideravano rimanere
membri della scuola o no. Tutti e tre
risposero affermativamente. Si decise
di votare e si arrivò a questo accordo:
potevano rimanere a scuola a patto di
rimanere a casa per una settimana, durante
la quale dovevano ritornare a scuola con
i loro genitori e incontrare due degli
altri bambini e un membro dello staff
per discutere l'accaduto e stabilire il
loro comportamento in futuro. Io non avrei
saputo cosa fare, eppure ero un insegnante
con esperienza alle spalle, mentre in
un'ora l'assemblea scolastica aveva trovato
una soluzione civile e dignitosa. Da questa
vicenda ho potuto imparare che ci sono
molte più opportunità di trovare una soluzione
a un problema se si collabora in quaranta,
piuttosto che cercare di combattere una
battaglia da solo. Perché i bambini sono
più adatti a capire un altro bambino di
quanto lo siano gli adulti. Prima di questa
vicenda credevo che i ragazzi venissero
caricati di troppe responsabilità. Dopo
mi resi conto di quanto sbagliassi.
Rispetto
al contesto culturale attuale quale può
essere il significato più autentico della
pedagogia libertaria? Vale a dire, quale
può essere il valore che, rispetto al
mondo occidentale e consumistico, possono
ancora esercitare principi e metodi propri
di una prassi educativa che rinnega dominio
e coercizione, collocando su di un piano
di rispetto e uguaglianza il rapporto
tra adulti e bambini?
In
realtà non capisco questa domanda, così
userò la tecnica dei politici e risponderò
a un'altra domanda che non mi è stata
rivolta. In Scandinavia l'educazione è
un processo molto più rispettato di quanto
avviene in Gran Bretagna o nel resto del
mondo. In Occidente i diritti delle donne
sono largamente riconosciuti ma i diritti
dei bambini sono ancora ignorati. I bambini
non hanno voce, non hanno voto, così i
loro diritti non sono presi in considerazione
dai politici. Solo oggi ho letto su un
giornale che il governo inglese ha intenzione
di rifiutarsi di proibire le punizioni
corporali al di sotto dei tre anni. Come
potranno protestare i piccoli di tre anni?
Nessuna società può considerarsi dignitosa
fino a quando le teorie libertarie sull'educazione
non verranno generalmente accettate. Non
appena saranno accettate, l'idealismo
dei giovani si farà sentire con forza
senza dover ricorrere a proteste violente.
Quali
sono allora le condizioni che pensi necessarie
perché questa teoria e questa pratica
abbiano possibilità concrete di espandersi
e di concretizzarsi?
In Gran Bretagna i politici dovrebbero
smettere di interferire nel lavoro degli
insegnanti; insegnanti giovani ed entusiasti
dovrebbero essere incoraggiati a mettere
in pratica metodi come quelli che si erano
dimostrati efficaci in scuole, pur statali,
come il collegio Countesthorpe a Leicester
nel 1970 e la Highfield Junior school
a Plymouth nel 1990, cioè esperienze didattiche
e pedagogiche che hanno profondamente
innovato i metodi educativi in Gran Bretagna.
La tendenza dei politici di tutti i partiti
sembra essere quella di voler ristabilire
il genere di istruzione che loro stessi
hanno sopportato. Senza capire che proprio
loro sono il classico esempio di un'educazione
sbagliata. In Gran Bretagna c'è un terribile
desiderio di imporre il conformismo. Se
tutte le scuole si comportano allo stesso
modo, non c'è speranza di progredire.
Il rigido controllo del sistema scolastico
statale in Gran Bretagna ha spinto i genitori
che si possono permettere modeste rette
a rivolgersi in numero sempre più crescente
al nostro genere di scuole. È solo una
piccola goccia nell'oceano, ma è ben visibile.
Summerhill ha più studenti adesso che
in passato, e così è per la Sands. Negli
Stati Uniti, Sudbury Valley (un'esperienza
scolastica molto interessante dove vengono
sperimentate forme radicali di libertà
e di uguaglianza: www.sudval.org) è ampiamente
imitata e pubblica una guida che aiuta
chi vuole iniziare una scuola sul genere
di Sudbury. Se sopravvive all'attuale
situazione politica, il Centro per l'educazione
democratica di Hadera continuerà ad aiutare
più di un centinaio di scuole in Israele
per un cambiamento radicale, passando
da uno stile autoritario a uno democratico.
Poche scuole libere, democratiche, libertarie
hanno conosciuto l'esistenza di altre
scuole simili nel passato. Ora Idec e
Wren (rete di scuole e individualità che
si occupa dell'educazione alternativa
nel mondo) e Aero (organizzazione sulle
risorse dell'educazione alternativa) stanno
riunendo in una "listserver" gli istituti
di questo tipo. (www.worldwiderealeducation.net
aerolist@edrev.org).
Puoi
descrivere qual è la condizione dell'infanzia
e degli adolescenti nelle società occidentali?
La
loro posizione è più fluida rispetto al
passato. Non c'è più un sentiero prestabilito
da seguire. I ragazzi sono esposti a molte
più pressioni contrastanti. Sono corteggiati
come consumatori e angosciati da problemi
ecologici, sono protetti da genitori ansiosi
per quanto più tempo possibile e poi fuggono
in un mondo dove hanno a disposizione
droga e alcol, sono, come sempre, criticati
dai più anziani e come sempre godono di
queste disapprovazioni sapendole ampiamente
ingiustificate. Sono continuamente esortati
ad astenersi dai rapporti sessuali, ma
vedono molti film e spettacoli televisivi
dove invece il sesso è considerato parte
naturale della vita sociale. I ragazzi,
a cui non è stato permesso di fare le
proprie scelte fin da piccoli, trovano
difficoltà nel tenere testa a tutta questa
incertezza e manipolazione. Per i bambini
abituati a prendere le proprie decisioni
la gamma delle scelte possibili diviene
invece una grande opportunità.
Quali
sono le idee, le esperienze, gli aspetti
più positivi e interessanti di tutte le
scuole e delle organizzazioni educative
che hai visto in giro per il mondo?
La
cosa più entusiasmante è stato trovare
scuole e altri contesti educativi in molte
culture diverse che hanno trovato soluzioni
simili o analoghe ai problemi educativi.
Questo è accaduto, per esempio, in un
povero villaggio dell'India, nel moderno
Giappone, nella Chicago delle gang e nella
buddhista Thailandia. Un'insegnante indiana
mi aveva detto che le era stato più facile
comunicare con me che con molti dei suoi
connazionali. Se vogliamo andare avanti
dobbiamo confidare nelle nostre naturali
inclinazioni e basare le nostre azioni
non sulle tradizioni ricevute ma sull'empatia
e l'altruismo. Ovunque i bambini trattati
con rispetto mostrano queste caratteristiche.
Un piccolo segnale: ovunque io sia andato
ho sentito i bambini rivolgersi a me come
a un amico con cui potevano parlare da
pari. Nelle scuole convenzionali questo
non succede mai: se tratti i bambini da
pari pensano che sei uno stupido, o ti
sommergono sentendosi confortati dall'aver
trovato qualcuno che finalmente li ascolterà.
Infine,
quali sono le tue critiche alla scuola
tradizionale dei nostri paesi?
Non
conosco niente del sistema educativo tradizionale
in Italia, ma posso dire con competenza
quanto avviene in Gran Bretagna. Le scuole
convenzionali prevedono il raggiungimento
degli stessi livelli per tutti i bambini;
esigono che tutti studino le stesse materie;
pretendono conformità nel comportamento;
attuano una rigida gerarchia. Poi, si
ignora la vita personale dei bambini;
si concede molto poco tempo ai ragazzi
per le conversazioni informali. I professori
considerano l'obbedienza una virtù; considerano
i rapporti informali fra adulti e bambini
con sospetto; umiliano i bambini che sbagliano
o non si adattano; credono necessario
controllarli e considerano la punizione
il miglior metodo di controllo; valorizzano
la memoria più dell'immaginazione e della
sensibilità; credono che senza l'istruzione
i bambini non possano distinguere il bene
dal male; presumono che gli adulti conoscano
sempre meglio le cose. Infine, gli adulti
esigono il rispetto dai bambini, ma considerano
ridicolo doverli rispettare. Sono intimoriti
da chi non è remissivo e non gli concedono
il diritto di discutere sulla conduzione
della scuola.
QUI
SI STUDIA SULLA "SABBIA" LA NASCITA, L'ORGANIZZAZIONE,
GLI OBIETTIVI, LA PRATICA LIBERTARIA DI
SANDS SCHOOL
Guy,
un ragazzo di 15 anni, ci accoglie nel
giardino della scuola, una bella casa
georgiana ad Ashburton nel Devon, sud-ovest
dell'Inghilterra. Sarà la nostra guida,
mia e di un gruppo di otto insegnanti.
Sands school, scuola sulle sabbie, esprime
fino in fondo il suo nome: sistematico
e continuo adattamento della propria organizzazione
e struttura alle esigenze dei ragazzi
e delle ragazze, degli insegnanti, dei
genitori. Questa apparente disorganizzazione,
se vista con gli occhi di chi ritiene
possibile solo un'organizzazione autoritaria
della vita sociale, rappresenta il punto
di forza di questa comunità educante che
raccoglie ragazzi e ragazze di un'età
per definizione problematica perché "vivere
e lavorare con gli adolescenti", suggerisce
Sean Bellamy (uno dei fondatori, insegnante
di storia, geografia e sport), "significa
lavorare con problemi per definizione:
l'adolescenza è l'età conflittuale, problematica,
contraddittoria per eccellenza. La Sands
school è stata fondata da David Gribble
e altri insegnanti nel 1987 subito dopo
la chiusura, per cause amministrative,
non certo educative, della Dartington
school (1926-1987). Attualmente frequentano
la scuola 74 studenti che apprendono (ma
anche insegnano) assieme a sette insegnanti,
due segretarie, un esperto di computer
e un volontario tedesco. Guy è stato designato
a farci da guida dall'assemblea settimanale
dei membri della Sands per questo compito,
che lui svolge con passione perché, da
quando è qui, vive la scuola come sua,
se ne prende cura dopo essere stato rifiutato
da tutte le altre scuole che non potevano
"sopportare" la sua vera natura, il suo
modo di essere e di comunicare. Il numero
ristretto di ragazzi è voluto e deciso
dall'assemblea per poter garantire (anche
a scapito delle condizioni economiche
e finanziarie della scuola stessa e degli
stipendi del personale) un rapporto egualitario
e diretto, caldo e positivo. I principi
educativi di Sands school? L'opinione
e le scelte di ogni studente sono altrettanto
importanti di quelle di ogni membro del
personale (senza alcuna distinzione gerarchica
dei ruoli); ogni ragazzo ha diritto di
scegliere liberamente i propri studi e
di restare o meno alle lezioni; ha diritto
di mettere sempre in discussione ciò che
sta apprendendo; ognuno sviluppa le proprie
conoscenze senza alcuna competizione,
rispettando esclusivamente i propri tempi
e i propri ritmi individuali senza problemi
di promozione o di bocciatura. In pratica,
ci si affida molto al buon senso. Viene
difeso il diritto per tutti di avere un
ambiente scolastico ricco e attraente:
le responsabilità per il mantenimento
di questo ambiente sono condivise da tutti.
Le attività scolastiche (assistere a una
lezione di scienze o pulire la cucina,
per esempio) godono di pari dignità e
sono svolte da tutti a rotazione. Ognuno
resta nella scuola fino a quando lo desidera,
ne trova beneficio e non crea problemi
agli altri. Altro aspetto importante:
la scelta degli insegnanti non dipende
da una persona o da una commissione, ma
dal voto dell'assemblea che decide se
assumere o meno una persona dopo averla
messa alla prova per un giorno o poco
più. Queste scelte e questi principi sono
il frutto di discussioni tra il personale
e gli studenti, perché, come sostiene
David Gribble: "I bambini hanno un innato
rispetto per se stessi. Sono credibili
fino a quando sono considerati tali. Si
prendono cura degli altri se anche loro
sono trattati con considerazione. Ciò
che la scuola dovrebbe fare è coltivare
la naturale dignità del bambino". Infatti,
alla Sands school il concetto e l'obiettivo
educativo per eccellenza è la responsabilizzazione
attraverso la pratica della libertà. La
Sands è una scuola diurna, i ragazzi (tra
i dieci e i diciotto anni) tornano a casa
a metà pomeriggio. Le lezioni spaziano
in tutte le materie scolastiche di base,
quelle proprie del curricolo nazionale,
ma anche attività e studi più particolari
(per esempio, laboratori vari di manualità,
drammatizzazione, musica, riflessologia,
sport): gli insegnanti sono comunque considerati
i responsabili dello sviluppo del curricolo
ma le lezioni vedono una partecipazione
diretta degli studenti alla definizione
e allo sviluppo del processo istruttivo.
Nonostante la frequenza alle lezioni non
sia obbligatoria quasi tutti vi assistono
e la maggior parte alla fine vuole sostenere
alcuni esami. Quelli che continuano dopo
i sedici anni sostengono esami scolastici
di livello superiore. L'assemblea generale,
alla quale partecipano tutti quelli che
vivono all'interno dell'esperienza scolastica,
è il luogo deputato a tutte le decisioni,
anche quelle più difficili e delicate,
come accogliere o rifiutare un nuovo studente
o un nuovo insegnante. Ogni membro esprime
un voto nella massima libertà e nella
più completa uguaglianza. Racconta Hetty
Holborne, uno studente: "La Sands school
è diversa per il modo in cui è organizzata.
I problemi sono risolti portandoli all'assemblea,
dove se qualcosa non funziona può essere
sempre modificata attraverso la discussione
e il confronto. Tutte le persone possono
essere come vogliono". Aggiunge Tom Currant,
un altro studente: "La Sands school significa
molto per me, perché è possibile divertirsi
imparando e non più apprendere attraverso
una tortura obbligatoria". L'amministrazione
scolastica viene delegata a una persona,
ma anche in questo ambito l'assemblea
è chiamata a pronunciarsi e a decidere
su ogni nuova proposta. Le regole sono
poche e chiare, frutto anch'esse dell'esperienza
quotidiana di chi vive la realtà scolastica.
Per esempio, tutti si fanno carico dei
lavori di pulizia perché non vi sono persone
addette a queste mansioni. Le sole vere
regole sono il divieto assoluto di fare
uso di droghe e alcol a scuola, si può
fumare solo in un padiglione in giardino,
chi esce dalla scuola durante il giorno
deve avvisare un membro del personale.
E anche tutte le piccole riparazioni e
il giardinaggio sono fatti dai ragazzi,
dai genitori, dagli insegnanti. Abitualmente
non ci sono punizioni, ma chiunque violi
le regole sull'uso della droga o molesti
le altre persone può, dopo discussione
e decisione dell'assemblea, essere espulso
o sospeso per un periodo.
Atmosfera
particolare
Ma
la cosa più straordinaria che si percepisce
e si vive alla Sands school è un'atmosfera
particolare, unica, dalla quale è poi
difficile staccarsi e soprattutto che
è ancor più complicato raccontare. Qui
si ha subito la percezione di essere in
un contesto assolutamente diverso da quello
di qualsiasi altra scuola tradizionale.
Nulla richiama la severità, la freddezza
dei banchi di scuola ben allineati, non
ci sono uniformi, il clima è determinato
dalla spontaneità e dalla vivacità vista
e vissuta come una ricchezza e non come
una scocciatura. Sono i commenti dei ragazzi
e delle ragazze stesse a chiarire questa
atmosfera e questo clima che permette
a loro di essere concretamente se stessi,
senza false maschere indossate a seconda
delle circostanze. Ai ragazzi piace la
scuola perché ci sono persone diverse,
che loro possono conoscere anche al di
fuori della formalità della classe tradizionale,
senza limiti di età, anzi spesso si può
notare che i più grandi si prendono cura
dei più piccoli e le amicizie continuano
anche quando la scuola è terminata. I
ragazzi "imparano facendo" e le lezioni
teoriche sono ridotte all'osso, vi è un
continuo scambio tra pratica e teoria,
tra lavoro manuale e intellettuale. La
filosofia più autentica dell'attivismo
pedagogico ispira questa prassi educativa
che concepisce la formazione delle conoscenze
come un processo strettamente legato all'esperienza
diretta. Fulcro del sistema di apprendimento
basato sull'esperienza è la "bottega"
piuttosto che la scuola. Non vi è quindi
alcuna nozione prestabilita ma viene appreso
ciò che si ritiene necessario, con continue
e improvvise "deviazioni" dal percorso,
dando spazio a tutto ciò che è necessario
per continuare a far svolgere con successo
e continuità il procedimento concreto
che genera l'esperienza. Tutto ciò assomiglia
molto più alla tessitura di una rete arricchita
in modo graduale in diverse direzioni
grazie al rapporto continuo con la realtà
e l'esperienza, piuttosto della classica
e obsoleta trasmissione del sapere. Questo
approccio all'apprendimento sconvolge
i cardini organizzativi della scuola tradizionale,
a cominciare dalle materie e dal programma,
scombinandoli e trasformando l'organizzazione
propria dell'apprendimento tradizionale,
fatto di separatezze ed esclusioni (le
materie, per esempio), a favore dell'apertura
euristica. In sostanza questa scuola nei
fatti realizza un apprendimento frutto
di una forma dialogica di relazioni all'interno
di un contesto condiviso.
La
soluzione dei conflitti
I
ragazzi dichiarano di sentirsi veramente
liberi e pertanto di non vivere le regole
come delle imposizioni. Così non vi sono
casi di bullismo, ma il processo di responsabilizzazione
individuale è continuo poiché ognuno impara
a badare a se stesso, a sapersi organizzare,
a stare con le persone e a controllare
i conflitti con gli altri. Naturalmente
non mancano i problemi, le sofferenze
e le contraddizioni, ma sono affrontati
e risolti con un rapporto sereno e affettuoso
tra i membri di questa comunità educante.
Il dialogo, il confronto, la ricerca comune
di soluzioni, affiancate da una forte
e continua testimonianza di affetto e
sicurezza, aiuta ad affrontare i problemi
in modo diverso, più sincero, più diretto,
più profondo, più onesto. Dice un altro
studente: "Di solito l'atmosfera a scuola
è positiva, ma qualche volta è orribile
e stressante. Penso che vada bene così,
perché durante i meeting noi possiamo
capire le cause dello stress e cosa possiamo
fare concretamente per migliorare la situazione.
Questo ci aiuta ad affrontare altre situazioni
problematiche". Alcune decisioni sono
sofferte e richiedono ore e ore di discussione,
provocando stanchezza e anche stress.
Ma questo costituisce una garanzia per
chi vi partecipa, mentre chi subisce queste
decisioni percepisce l'assenza di pregiudizi
o di partiti presi. Ogni decisione è frutto
di più voci e sensibilità, con la consapevolezza
della sua impossibile perfezione. In effetti,
l'immagine della scuola è meno importante
dei problemi dei suoi studenti. Un contesto
che incoraggia la discussione aperta,
libera, senza fini occulti, senza gerarchie
e rapporti di dominio, aiuta ovviamente
i ragazzi a sviluppare meglio i rapporti
sociali rispetto a un sistema basato sull'imposizione
di una disciplina. Tutto ciò che viene
fatto e deciso ha come obiettivo quello
di privilegiare il mantenimento di un'atmosfera
serena e positiva. È capitato proprio
a me di assistere a un'assemblea che ha
bocciato la proposta di un insegnante
di allargare il numero dei ragazzi della
scuola in modo da poter aumentare un po'
il salario dei docenti. La motivazione?
È più importante la qualità delle relazioni
di tutto il resto. Quando si instaura
un rapporto sincero ed egualitario con
i ragazzi, sostiene Bellamy, l'insegnante
accetta di misurarsi con la propria capacità
di riavvicinare i ragazzi al gusto per
l'apprendimento, così i ragazzi saranno
entusiasti della loro giornata scolastica
e coinvolgeranno i genitori in questo
processo formativo. Si verrà a creare
un'interazione con i genitori, non più
semplici fruitori passivi, ma partner
attivi dell'intero percorso.
Consapevolezza
e responsabilità
Lo
scopo finale è la responsabilizzazione
di ogni soggetto e in particolar modo
dei ragazzi, stimolati continuamente a
essere consapevoli delle loro scelte,
a sviluppare un pensiero critico e autocritico.
Ogni età ha un suo grado di responsabilità
e pertanto deve essere rispettata e difesa
per quello che è senza forzature né confusione
alcuna. Questo è importante non solo nella
scuola ma anche in famiglia. Ci sono tre
tipi di genitori che portano i figli alla
Sands school: qualcuno perché è di moda,
altri perché condividono il progetto educativo,
infine quelli che hanno incontrato insieme
con i loro figli problemi diversi nelle
scuole statali o private. Per questo l'azione
della Sands verso i ragazzi coinvolge
anche le famiglie: la partecipazione attiva
dei genitori è richiesta e cercata come
un elemento importante del processo formativo.
La presenza attiva dei genitori, il fatto
che i ragazzi rientrino la sera in famiglia
aggiunge una sfida ulteriore per il progetto
educativo della Sands. I contatti e anche
i possibili contrasti con l'ambiente esterno
rappresentano una sfida ulteriore per
gli educatori della scuola. Ma l'idea
che i ragazzi debbano essere lasciati
liberi di esprimersi e di cercare cementa
il rapporto educativo, offre una continua
palestra in cui allenare la propria capacità
di ascoltare. Se poi consideriamo che
per molti frequentare la Sands school
è una specie di approdo, talvolta drammatico,
per poter rimediare a precedenti esperienze
scolastiche o familiari negative, possiamo
comprendere come solo una dimensione libera
e aperta dei rapporti umani possa riconciliare
chi ha sviluppato per forza, per imposizione,
per necessità, atteggiamenti ostili con
gli altri, col piacere e la felicità di
una vita ricca di pienezza umana. Per
questo, quando i ragazzi escono dalla
scuola sono sicuramente formati come esseri
autonomi e non temono in modo ossessivo
le difficoltà. Alla Sands è sempre l'individuo
singolo al centro dell'educazione, ma
c'è un pathos, un'atmosfera di gruppo
che forma l'individuo e qui, dove i grandi
proteggono con naturalezza e spontaneità
i piccoli, si creano legami molto forti
tra età diverse. Ha ragione proprio Bellamy
quando mi confida una sua convinzione:
"Nel sistema educativo tradizionale c'è
soprattutto una mancanza d'amore, vi è
la paura di aprirsi e di essere se stessi,
di parlare delle proprie emozioni e di
viverle liberamente". Ecco, infine, alcune
delle diversità della Sands rispetto alle
scuole convenzionali che dimostrano come
sia possibile fin da subito creare spazi
educativi alternativi a quelli dominanti.
L'assemblea settimanale della scuola innanzitutto.
È veramente il momento più importante
dell'intera attività scolastica e didattica
perché la sua valenza sociale e pedagogica
consiste proprio nell'affermazione concreta
di quel processo di autonomia e responsabilizzazione
individuale che trova completamento nella
dimensione collegiale. Quando tutte le
questioni vengono risolte all'interno
dell'assemblea, la scuola può cambiare
radicalmente in seguito alle decisioni
prese. Questo fatto rappresenta un'opportunità
per essere protagonisti e questo processo
è una grande opportunità di apprendimento.
Mentre la riunione periodica dell'intero
staff (insegnanti ma anche tutti gli altri
operatori) realizza nei fatti la dimensione
educativa di tutti i membri della scuola,
senza distinzioni di ruolo, e permette
una "lettura" dei comportamenti dei ragazzi
da diversi e molteplici punti di osservazione,
ridistribuendo a livello collegiale la
funzione educativa. Inoltre, ogni gruppo
di allievi ha un suo tutor: li incontra
prima dell'assemblea per prepararne la
discussione, li accoglie e li segue nel
loro percorso formativo dando a ciascuno
la possibilità concreta e lo spazio necessario
per potersi esprimere e confidare, confrontare
e interagire. Ultimo aspetto di rilievo.
Quella che normalmente viene definita
valutazione, alla Sands è una registrazione
collegiale dell'intera attività svolta
all'interno della scuola. Ogni bimestre
vengono registrate le osservazioni degli
insegnanti sulle varie attività (a cominciare
dalla partecipazione all'assemblea) e,
in un dialogo a due (tutor e studente),
confrontate con quelle di ogni ragazzo
su se stesso, sulla singola materia e
sull'interesse suscitato dalla lezione.
Un processo che riguarda il ragazzo ma
anche l'insegnante. Questo documento viene
comunicato ai genitori solo con il consenso
di ogni singolo allievo. È difficile riassumere
in poco spazio un'esperienza così intensa
e profonda, ma la cosa impossibile è trasmettere
l'atmosfera di libertà e felicità che
si percepisce nella libertaria Sands school.
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