Editoriale del n° 4/2001

LASCIAMO IL PESSIMISMO PER TEMPI MIGLIORI

La situazione si fa sempre più difficile? Il terrorismo, arrivato nella capitale dell'impero, innesca L'escalation militare? Si restringono gli spazi di libertà? La logica della guerra crea censura e autocensura? Lo scenario sociale tende al cupo? È arrivato il momento di tirare fuori tutto il nostro ottimismo.Non è una follia. Ma la ricetta per non lasciare la parola solo alle armi

Certo che le immagini del disastro in diretta, con gli aerei che si infilano nelle Twin Towers, le esplosioni, i crolli, ci accompagneranno per molto tempo. Non soltanto perché non si era mai visto un disastro simile in tempo reale. Trasmesso da tutte le televisioni del mondo. Ripreso su tutti i giornali. Trasformato in videocassetta. Altro che effetti speciali hollywoodiani. La realtà, questa volta, è stata molto più spettacolare. Insomma, un grande film, ma con morti veri. La società dello spettacolo sembra essere arrivata al punto di massima (e drammatica) realizzazione. Fatti così dirompenti modificano la percezione del mondo in cui viviamo. Gli americani, per esempio, non si pensano più invulnerabili nel loro territorio. Adesso sanno che i "sacri confini" della loro nazione sono violabili. E non è un fatto da poco. Basti considerare che un presidente dimezzato come George Bush jr in pochi giorni ha potuto trasformare la sua immagine pubblica. I suoi toni da cow boy texano hanno conquistato la stragrande maggioranza degli americani. La guerra di lunga durata contro i nemici degli States viene vissuta come la "giusta risposta contro i terroristi". La riprova? Le scarsissime adesioni alle poche manifestazioni pacifiste. E, in questo momento, serve a poco ricordare che i massacri in tante altre parti del mondo producono ancor più morti di quelli dell'11 settembre. Quei massacri non avvengono sotto gli occhi di tutti e, soprattutto, non colpiscono cittadini della capitale dell'impero. Anche i morti sono diseguali, come lo sono, purtroppo, i vivi. E sono morti che pesano. Perché alimentano nel mondo occidentale una domanda di sicurezza. La maggioranza (negli Usa, in Europa, in Italia) chiede di essere preservata dal pericolo. Una domanda esplicita che i "sudditi" rivolgono ai potenti. E la risposta è ovvia: per accrescere la sicurezza contro il terrorismo bisogna restringere gli spazi d'azione della gente. Di chiunque. Così il crollo delle torri rischia di travolgere una parte di quelle libertà conquistate in due secoli di lotte. E non sono nemmeno tante, ma adesso anche quel poco rischia di essere ridotto. D'altro canto la guerra è negatrice d'ogni valore: solidarietà, convivenza civile… umanità. E chi fa la guerra (è stato rilevato tante volte) non combatte solo contro un nemico, combatte anche contro la sua essenza umana. Da soggetto diviene strumento di morte. Lo scenario è a tinte veramente fosche, ma proprio per questo (come recitava uno slogan degli anni Ottanta, cioè quando in Italia soffiava il "riflusso", causato anche dal terrorismo brigatista), "lasciamo il pessimismo per tempi migliori". La situazione, infatti, sembra già fin troppo disperante per lasciarsi andare a ulteriori catastrofismi. I mass media occidentali si muovono compatti (con poche eccezioni) dietro il "grande condottiero texano". Entra in gioco l'autocensura. Certe cose non si scrivono, non si dicono né alle radio né in televisione. E non solo per "ordine di servizio". No! C'è già chi fa a gara per essere il più in linea possibile. Riservandosi, poi, per darsi una qualche credibilità, alcune leggere venature critiche. Sintomatico, a proposito di censura, è stato il "caso Bill Maher", il conduttore di un talk show della rete americana Abc: Politically incorrect, politicamente scorretto. Ricordiamolo brevemente. Maher commentando le parole di Bush che aveva definito "codardi" i piloti-dirottatori finiti contro le Twin Towers, aveva sostenuto: "I codardi siamo noi quando lanciamo missili Cruise a duemila miglia. Chi pilota un aereo fino a schiantarsi contro un grattacielo, chiamatelo come volete, ma non è un codardo". Chi non sottoscriverebbe in tempi normali una simile affermazione? Eppure una valanga di telespettatori si è indignata. Alcuni inserzionisti pubblicitari (ma non sorprende) hanno ritirato i loro spot, il portavoce della Casa bianca ha espresso indignazione, mentre alcune reti locali hanno oscurato lo spettacolo. Questo è solo un esempio di quanto ci si deve attendere domani e nel prossimo futuro. Una ragione in più per ripetere con forza: "lasciamo il pessimismo per tempi migliori" (quello slogan, divenuto sempre negli anni Ottanta, anche il titolo di un fortunato articolo sulla rivista Volontà). Perché non ci si deve lasciar trascinare nella logica del terrorismo e delle risposte armate dello stato. Anche se è veramente difficile. Ci sono, però, alcuni segnali incoraggianti. Nonostante tutto. Uno viene dai campus universitari di Berkeley, dove è stato rilanciato il gandhiano "a furia di occhio per occhio, si diventa tutti ciechi". Slogan subito ripreso dal nascente movimento no-global. Ora dagli slogan si dovrebbe passare alle proposte. Soprattutto non ci si deve lasciar zittire. Ma si dovrà anche evitare di rispolverare certi stereotipi del "pacifismo sinistrese". Ricordandoci, quindi, che i terroristi (siano essi talebani o… marziani) sono nemici della libertà anche perché con le loro azioni non creano le premesse per il cambiamento, anzi giustificano agli occhi della gente (cioè i nostri interlocutori) gli interventi repressivi di polizie ed eserciti. Nemici istituzionali della libertà. Sì, è proprio il momento di lasciare il pessimismo per tempi migliori.

 
 
 
       

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