Libertaria n. 1 - 2001


IL NUOVO CAPITALISMO? SEMBRA QUELLO DELL'OTTOCENTO
La virtualità della new economy sta dissolvendo un secolo e mezzo di lotte e di conquiste del movimento operaio. Stipendi bassi e flessibilità sono le parole d'ordine, un fatto che lascia spazio al più sfrenato sfruttamento senza più remore e senza limiti. Mentre la realtà si trasfigura nella rappresentazione dei media. Luogo dei prossimi scontri

conversazioni

Il crimine non esiste

intervista a Nils Christie

di Zenone Sovilla

C'è l'azione cui viene dato un significato positivo e negativo. E questo vuol dire che la trasgressione dipende da che cosa in una data società viene considerata tale. E quali sono le condizioni sociali che determinano la lettura di un'azione nell'una o nell'altra direzione? Se si è favorevoli a una comunità civile, fatta di individui responsabili, allora si deve tendere a un'organizzazione sociale che valuti le azioni come qualcosa di diverso da un "delitto". Perché le azioni non sono, diventano. Insomma, la criminalità è soprattutto un'opinione. Ecco che cosa sostiene Nils Christie in questa intervista rilasciata a Zenone Sovilla, redattore della rivista on line Nonluoghi.Christie, docente all'università di Oslo, è uno dei più noti criminologi a livello mondiale. È stato ricercatore per la Rockefeller Foundation e visiting professor in numerose università europee e statunitensi. Ha scritto una dozzina di libri tradotti in varie lingue. In italiano sono stati pubblicati Abolire le pene? (1985), Il business penitenziario (1998) e tra poco uscirà Oltre la solitudine e le istituzioni (Elèuthera)

diverso parere

Israeliani palestinesi: il muro dell'odio

di Stanley Maron

Le ragioni del gap economico

Il divario tra Israele e Palestina è destinato ad aumentare.Il primo Paese è già entrato nella rivoluzione digitale, mentre il secondo è ancora a una fase preindustriale.E nel futuro prevedibile, ben difficilmente la Palestina attraverserà una fase di rivoluzione industriale e ancor meno di rivoluzione informatica. È quindi probabile che resti un'economia limitata, instabile e povera, a meno di non accettare uno stato di dipendenza, assoggettandosi agli interessi nazionali israeliani e mantenendo con il più potente vicino relazioni pacifiche e non violente. Questa la tesi di Stanley Maron, economista, che ha insegnato negli Stati Uniti e alla Sorbona di Parigi. Poi si è trasferito in un kibbutz israeliano. Tra i suoi libri Mercato e comunità (1994)

Basta con le violenze

David Newman

Gli israeliani di sinistra che vogliono costruire una vera pace con i palestinesi sono trattati come traditori dalle formazioni di destra e dagli ortodossi religiosi. Ma non c'è altra possibilità: lavorare per rendere possibile una convivenza decente tra le due popolazioni. Però troppi (sia israeliani sia palestinesi) si muovono contro la pace, denuncia David Newman, capo del dipartimento di politica e governo all'università Ben Gurion del Negev. Newman è anche direttore editoriale della rivista internazionale Geopolitics e commentatore politico sul quotidiano Jerusalem Post

Israele non vuole una vera pace

Ghazi Falah

I leader politici ebrei e la maggioranza della popolazione vogliono solo prendere tempo, ritardando la firma di accordi precisi, in modo da poter aumentare gli insediamenti di coloni nei territori occupati: Cisgiordania e Gaza. E infatti dal 1993 a oggi il numero dei coloni è raddoppiato. Mentre metà della popolazione palestinese ormai vive in esilio. Così gli ebrei violano continuamente gli accordi e le risoluzioni di organismi internazionali come l'Onu. Fortunatamente, una parte dell'opinione pubblica israeliana non si fa più convincere dalla propaganda governativa e vuole arrivare ad accordi di pace. Però... Ecco l'accusa di Ghazi Falah, docente di geopolitica al Centre for Urban and Community Studies della University of Toronto, in Canada

dietro i fatti

Dimmi chi ammazzi e ti dirò chi sei

di Carlos Semprún Maura

Le informazioni che circolano sull'Eta danno spesso un'immagine distorta di questo "movimento di liberazione del Paese Basco". Per troppo tempo la sinistra ha guardato con simpatia alle azioni e agli uomini dell'Euzkadi. Ma quale ideologia muove questo movimento? Quanto consenso riscuote presso i baschi? Per che cosa veramente lotta? A queste domande risponde Carlos Semprún Maura, giornalista e scrittore, autore tra l'altro di Libertad! Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna (1996), Vida y mentira di Jean-Paul Sartre (1996), El exilio fue una fiesta. Memoria informal de un español de Paris (1998) e Franco est mort dans son lit (1980)

laboratorio

Autonomia scolastica: una occasione o una truffa?

di Fabrizio Eva

La scuola italiana è in trasformazione. Dopo anni di letargo qualcosa si muove. Eppure i più scontenti sembrano proprio i professori "progressisti". Ma anche i "conservatori" si lamentano. Per non dire degli studenti. Che cosa sta veramente succedendo nelle medie superiori? E nelle inferiori? I motivi del contendere e i contorni del cambiamento sfuggono ai più. Fabrizio Eva, professore in un liceo milanese, fa il punto della situazione

laboratorio

Arriva il bambino a una dimensione

di Francesco Codello

I sistemi educativi nelle società del primo mondo stanno formando nuovi soggetti. Adatti alle esigenze della new economy e alla divisione internazionale del lavoro. L'apprendimento deve quindi essere necessariamente e utilmente parcellizzato. Un processo che determina la formazione di una mente duttile, elastica, flessibile priva però di valori di riferimento e assoggettata a una funzione di dominio e potere che si regge proprio sull'assenza di principi come la libertà e la diversità. Insomma, sta nascendo un nuovo dominio basato sulla centralità e sull'importanza della formazione strutturale dell'uomo. Questa è la riflessione che propone Francesco Codello, dirigente scolastico a Treviso e studioso dei problemi dell'educazione

laboratorio

Fare i conti con Borghi

di Goffredo Fofi

Lamberto Borghi, uno dei maggiori pedagogisti italiani, è morto il 12 dicembre 2000. Per ricordarlo Libertaria propone la prefazione di Goffredo Fofi al libro di scritti scelti di Borghi, La città e la scuola (Elèuthera, Milano, 2000). Qui Fofi sostiene che non è pensabile un futuro decente senza un'idea di "educazione" e di "scuola" che superi i balordi aggiustamenti e i confusi bisogni immediati dell'economia e delle grandi corporazioni. Compresa quella degli insegnanti. Ed è, quindi, arrivato il momento di ricominciare a discutere "alla grande" di educazione e di scuola come attività di trasmissione dei valori e delle conoscenze. Altrimenti non si può intervenire efficacemente nel presente e, di conseguenza, aprirsi al futuro. E per affrontare questo compito è assolutamente necessario riscoprire e utilizzare la grande lezione di Borghi

Antonio Santoni Rugiu / Borghi / dalla filologia alla pedagogia

Ecco come Antonio Santoni Rugiu ricorda Lamberto Borghi. Santoni Rugiu è autore, tra l'altro, di Storia sociale dell'educazione (1979); Il braccio e la mente (1995); Si fa presto a dire scuola (1998)

Aldo Visalberghi / Borghi / il lavoro come gioco

Uno degli aspetti più interessanti del pensiero di Borghi è l'attenzione al problema delle attività gratificanti e di quelle necessarie, ma faticose. Una sensibilità mutuata dai pensatori anarchici Michail Bakunin e Pëtr Kropotkin. Qui ne parla Aldo Visalberghi. Tra i suoi lavori: Pedagogia e scienze dell'educazione (1978); Educazione e divisione del lavoro (1973)

laboratorio

Tucker? un salutare provocatore

In tempi "politicamente corretti" le tesi di Benjamin Tucker possono sembrare quasi assurde. Eppure questo anarchico americano vissuto a cavallo di Ottocento e Novecento ha il pregio di porre problemi che vanno alla radice di quell'anarchismo che mette in primo piano la difesa della libertà dell'individuo. Qui vengono riportati due suoi articoli sulla scuola pubblicati sul periodico da lui diretto: Liberty. Due testi che sicuramente susciteranno reazioni contrastanti. Due articoli che vanno controcorrente. Ma che invitano alla riflessione. Disincantata.

dibattito

Linsostenibile leggerezza del revisionismo storico

di Aldo Giannuli

Alle verità ossificate della vulgata, ma anche dell'accademia, di sinistra si oppone da qualche anno un'offensiva culturale della destra. L'obiettivo è chiaro: demonizzare il concetto di modernità. Che ha generato un mostro prima sconosciuto: il totalitarismo. Perché, si sostiene, viviamo in un'epoca segnata dalla nefasta utopia di un mondo di liberi ed eguali. Vale a dire lo schermo ideologico dei fanatismi che ha spalancato la porta all'orrore totalitario. Sulla portata di questa operazione politico-culturale lo storico Aldo Giannuli (autore, tra l'altro, con Paolo Cucchiarelli di Lo stato parallelo, 1997) invita a una discussione

pensiero eccentrico

Vi ricordate il grande crack del 2003?

di Alessandro Curioni

Siamo nel 2028 e quello che 25 anni prima era un "rampante manager" dell'economia virtuale ricorda come si arrivò a una profonda, inaspettata crisi. Un'intervista fantastica, ma non impossibile. Perché Alessandro Curioni, giornalista scientifico ed economico, racconta qualcosa che già oggi è possibile vedere se solo non venisse alzata una cortina fumogena sui veri interessi in gioco nella new economy. E soprattutto se la maggioranza delle persone non fosse attratta in modo irresistibile dalla febbre dell'euforia finanziaria. Una malattia antica nata nei primi anni del Seicento in Olanda e nota come "tulipanomania". Riaffiorata poi a cadenze quasi regolari fino a oggi

personaggi

Luce Fabbri, storia di una donna libera

di Pietro Adamo

Nel 1929 lascia l'Italia per seguire il padre Luigi, personaggio di spicco nel movimento anarchico italiano. E a Montevideo inizia un percorso intellettuale che la porta a rivisitare criticamente il pensiero libertario per depurarlo sia dagli schematismi ottocenteschi sia dall'influenza del marxismo. Per affrontare in modo disincantato la mutata realtà sociale contrassegnata dalla "scomparsa" del proletariato. Ecco il ritratto intellettuale di un'anarchica controcorrente morta pochi mesi fa

lanterna magica

luoghi e nonluoghi

Meno estetica più etica

di Franco Buncuga e Tullio Zampedri

Less aesthetics more ethics è il titolo della settima Mostra internazionale di architettura organizzata dalla Biennale di Venezia nelle sue sedi dei Giardini di Castello e dell'Arsenale dal 18 giugno al 29 ottobre 2000. Un evento preparato a lungo, che ha coinvolto anche strutture espositive esterne alla Biennale e ha presentato un fitto calendario di eventi, spettacoli, conferenze, workshop e forum. Non solo: la Biennale ha creato un sito Internet (www.labiennale.org) e una mostra on line in cui ha messo a disposizione tutto il materiale raccolto sul tema. Il risultato? Sei milioni di contatti in sei mesi. È stato allestito Expo on line, spazio espositivo virtuale di idee e progetti inviati da tutto il mondo. Il dialogo che Libertaria propone è la trascrizione di alcune opinioni espresse ad alta voce da due architetti mentre visitavano insieme la Biennale di architettura di Venezia. Un architetto che "fa" l'architetto, Tullio Zampedri, e un altro, Franco Bunc?uga, docente di storia dell'arte e redattore di questa rivista. Opinioni e parole diventate riflessione scritta proprio nei giorni dell'allontanamento, ai primi di novembre, di Massimiliano Fuksas, direttore del settore architettura della Biennale. Perché questa rottura? Profonde divergenze con il presidente dell'istituzione, Paolo Baratta. Contrasti incomprensibili se si tiene conto che l'allestimento di Fuksas ha avuto successo (per vendita di biglietti e di materiale), buona critica e risonanza internazionale (cosa rara per gli eventi di architettura italiana). Eppure Fuksas se n'è dovuto andare. Misteri d'Italia!

La proprietà furto? Sì però..

di Giampietro Nico Berti

La recente pubblicazione di due libri di Pierre-Joseph Proudhon sembra mettere in ulteriore evidenza le contraddizioni del pensatore francese. Alla riedizione di Teoria della proprietà è seguita quella del volume più famoso Che cos'è la proprietà. Nel 1840 Proudhon lancia il famoso slogan: la propriété est le vol, venticinque anni dopo (poco prima di morire) la rivaluta e la difende. Che cos'è successo in quel lasso di tempo? Perché un voltafaccia così clamoroso? Secondo lo storico del pensiero anarchico Giampietro Nico Berti non c'è una rilevante differenza tra questi due momenti dell'anarchismo del poliedrico personaggio nato a Besançon il 15 gennaio 1809 e morto a Passy il 19 gennaio 1865. È "una rettifica di metodo", come sostiene lo stesso pensatore francese.

libraria

Siamo nell'era del fascismo rosa

Jessica Rubin

Viviamo nell'epoca contrassegnata dai sette vizi capitali della pubblicità. In questa fase storica schizofrenica il messaggio pubblicitario ha una chiarezza assente nella vita di tutti i giorni: questo è in, questo è out; questo ti fa star bene, quest'altro male. Da qui la tentazione di consegnarsi a coloro che pensano per te. Questo è uno dei messaggi contenuti nel libro di prossima pubblicazione Il fascino del fascismo rosa di Jessica Rubin (Malatempora). Libertaria ne anticipa alcuni brani

archivio

Silone e PCI: cronaca di una espulsione

di Mimmo Franzinelli

Nel 1930 l'autore di Fontamara ha ormai maturato la sua rottura con il Partito. Ma non riesce a prendere una posizione precisa. Tentenna. È contraddittorio. Alla fine ci penseranno i dirigenti comunisti a cacciare Ignazio Silone. Ecco, sulla base di documenti finora inediti, che cosa veramente avvenne grazie alla ricostruzione dello storico Mimmo Franzinelli; autore tra l'altro di I tentacoli dell'Ovra (1999), Stellette, croce e fascio littorio (1995), Il riarmo dello spirito. I cappellani militari nella seconda guerra mondiale (1991). Recentemente ha curato una nuova edizione del libro di Ernesto Rossi, Una spia del regime. Carlo Re e la provocazione contro Giustizia e Libertà (2000) ed è di imminente pubblicazione Delatori (Mondadori)
 
 
 
       

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