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piano
sequenza
Un
mondo in guerra
Fabrizio
Eva
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L'attenzione
dei mass media è tutta concentrata sul conflitto
in Afghanistan e la sanguinosa crisi tra
Israele e Palestina. Ma ci sono altre lotte
armate e altri scontri, più o meno cruenti,
che incendiano vaste aree della Terra. Il
numero dei conflitti in corso nel mondo
è stabilmente elevato: dai 90 ai 100. Ecco
la mappa delle zone più calde. L'America
Latina è l'area delle guerriglie e dei movimenti
ribellistici dei contadini e degli indios.
L'Africa è la terra dei colpi di stato militari.
Molti paesi islamici vivono forti conflitti
interni sulla corretta applicazione della
sharia, o tra movimenti religiosi e lo stato
"laico". Miliardi di persone in Asia vivono
sotto sistemi sociali rigidi. Mentre i conflitti
tra stati sono molto diminuiti dalla fine
del confronto Usa-Urss. Tutte queste lotte
sembrano avere un detonatore comune: lo
stato. È quanto sostiene Fabrizio Eva, geografo
politico, autore tra l'altro di Cina e Giappone
(2000) |
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piano
sequenza
Afghanistan
e media: il codice di autocensura
di
Maso Notarianni
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La
guerra contro i talebani segna probabilmente
il punto più basso dell'obiettività dell'informazione.
Per troppo tempo non si sono potute dare
notizie. Anche perché i morti tra i civili
non interessavano i grandi mass media. Così
gran parte di quello che appariva sui video
era solo una caricatura della realtà. Troppo
scomoda da raccontare fino in fondo. Ecco
le riflessioni di Maso Notarianni, giornalista
free lance, sulla sua esperienza dal fronte
afghano |
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piano
sequenza
Ok
il prezzo è giusto
di Edward S. Herman
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I
morti degli attentati a New York e a Washington
sono più importanti, hanno diritto a una
commiserazione non dovuta al mezzo milione
di bambini iracheni morti a causa delle
sanzioni in atto da oltre dieci anni. Partendo
da questa constatazione Edward S. Herman
analizza il ruolo di intellettuali e media
americani nella formazione del consenso.
Anche di fronte a politiche militari assimilabili
al terrorismo di stato. Herman è professore
emerito di finanza alla Wharton school,
dipartimento di economia dell'università
della Pennsylvania. Tra i suoi libri: La
fabbrica del consenso (con Noam Chomsky,
1998), Triumph of the Market. Essays on
Economics, Politics, and the Media (1995),
The Global Media: The New Missionaries of
Global Capitalism (1997). Titolo originale
di questo articolo pubblicato su ZNet: The
Price is Worth it |
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dietro
i fatti
La
globalizzazione? Grande produttrice di
povertà
di
Mark Weisbrot, Robert Naiman e Joyce Kim
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Neppure
nel cuore dell'impero, gli Stati Uniti,
la globalizzazione ha prodotto benefici
effetti sul tenore di vita dei lavoratori.
La retribuzione media reale negli States
è la stessa di 28 anni fa. Mentre nei 27
anni precedenti il salario medio era cresciuto
dell'80 per cento. Se poi analizziamo la
situazione nel resto del mondo le cose vanno
ancora peggio. Nei paesi meno sviluppati
dal 1980 al 2000 la crescita economica ha
subito un drastico rallentamento rispetto
al periodo 1960-1980. In pratica, non esiste
una zona del mondo che Fondo monetario internazionale
e Banca mondiale possano additare come esempio
di sviluppo determinato dai loro interventi
economici. Ecco la documentata denuncia
di Mark Weisbrot (uno dei direttori del
Center for Economic and Policy Research,
Cepr), Robert Naiman (analista politico)
e Joyce Kim (ricercatrice). Questo articolo
è stato pubblicato nei rapporti del Cepr
con il titolo The Emperor Has No Growth.
Declining Economic Growth Rates in the Era
of Globalization |
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conversazioni
Sands
School: la pratica della libertà
intervista
a David Gribble
di
Francesco Codello
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Il
fondatore della libertaria Sands school
racconta la sua formazione di insegnante.
I suoi metodi. Frutto di esperienze più
che di teorizzazioni. Un approccio pragmatico
e ragionevole per realizzare un'educazione
capace di valorizzare appieno le potenzialità
dei piccoli. Con una saggezza semplice,
quanto profonda: i bambini imparano a usare
la libertà se sono messi in condizione di
essere liberi. Questo è il filo conduttore
del colloquio di David Gribble, uno dei
più originali pedagogisti contemporanei,
con Francesco Codello, studioso di problemi
dell'educazione
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laboratorio
Strategie
contro il dominio
di
Saul Newman
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L'anarchismo
è per Friedrich Nietzsche l'erede più radicale
dei valori democratici, è l'espressione
più rabbiosa dell'istinto del gregge. Cerca
di livellare le differenze tra gli individui,
di abolire le distinzioni di classe, di
radere al suolo le gerarchie, di rendere
uguali potenti e diseredati, ricchi e poveri,
servi e padroni. |
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pensiero
eccentrico
Il
potere della memoria: i musei
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La
proposta di privatizzare i musei agita un
acceso dibattito sulla politica culturale.
Ma non solo. Ci sono in gioco anche problemi
economici. E soprattutto di immagine per
i privati che gestiranno questi luoghi dove
per secoli è stata ricostruita e modellata
l'immagine della società attuale attraverso
l'interpretazione del passato. E oggi da
sorta di tempio laico del ricordo i musei
si trasformano in momento di consumo della
cultura. Sempre però all'insegna dell'orwelliano
"chi controlla il passato controlla il futuro".
Così esamina il problema musei Andrea Perin,
architetto e allestitore di musei |
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pietra
filosofale
Il
femminismo ci ha cambiato la vita
di Pietro M. Toesca
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Il
movimento nato negli anni Sessanta ha rappresentato
e rappresenta il principio di una grande
trasformazione. Una trasformazione epocale.
Per comprendere fino in fondo la portata
del movimento delle donne bisogna con fermezza
respingere l'obiezione principale alle ipotesi
di cambiamento: l'esperienza storica relega
tali prospettive nel regno dell'utopia.
In effetti si tratta di situazioni che non
sono di questo mondo, non sono mai state
realizzate. Ma si possono prendere le distanze
da un giudizio così assoluto: la storia
non consiste nella ripetizione indeterminata
di occasioni e situazioni, ma nell'accumulo
di un patrimonio di opere che nascono da
una progettazione funzionale alla costruzione
dell'uomo. Cioè all'acquisizione della coscienza
di sé e alla realizzazione delle condizioni
per questa acquisizione da parte di un numero
via via crescente di persone. In questa
prospettiva l'irrompere alcuni decenni fa
del femminismo rappresenta uno dei momenti
di maggiore costruzione utopica. Ecco una
rivisitazione della contestazione più radicale
conosciuta dal mondo moderno secondo Pietro
M. Toesca, filosofo, autore tra l'altro
di Manuale per fondare una città (1994),
Sulla fine del mondo (1997), Teoria del
potere diffuso (1998) |
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senza
confini
Si
fa presto a dire Islam
di François Burgat
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La
dimensione composita del mondo musulmano
ne rende difficile la comprensione. Soprattutto
per chi guarda con occhio occidentale. Per
di più l'Islam vive da tempo tendenze diverse.
Perfino contrapposte. Fondamentalismo contro
tendenze modernizzatrici. Così molti suggeriscono
che dall'islamismo si sia entrati in una
fase di postislamismo. François Burgat analizza
lo stato attuale della società coranica
e la sua rappresentazione. Burgat, politologo
al Cnrs (Iremam, Aix en-Provence) e arabista,
dirige il Centro francese di archeologia
e scienze sociali di Sanaa (Yemen). È autore
di L' Islamisme en face (1996). Questo articolo
è stato pubblicato sulla rivista parigina
Esprit (numero 277/2001). Titolo originale:
De l'islamisme au postislamisme, vie et
mort d'un concept distanza tra servi e padroni,
il senso di differenza e superiorità da
cui ebbero origine i grandi valori della
civiltà europea. Nietzsche lo considera
il peggiore eccesso del nichilismo europeo:
la morte dei valori e della creatività.
Perché espressione della morale del risentimento:
l'odio dei deboli verso i forti. E Nietzsche
lo interpreta come un sentimento di negatività
assoluta, come la tendenza a negare l'autoaffermazione
della vita, dicendo "no" a ciò che è diverso,
ciò che è estraneo, ciò che è altro. Una
visione particolare dell'anarchismo e che
soprattutto ne dà un'immagine falsata. Ma
le critiche di Nietzsche possono essere
utilizzate per puntualizzare le contraddizioni
dell'anarchismo classico e per ipotizzare
possibili percorsi del post-anarchismo.
È quanto propone Saul Newman, ricercatore
al dipartimento di sociologia dell'australiana
Macquarie University in questo saggio (titolo
originale: Anarchism and the politics of
Ressentiment) pubblicato sulla rivista online
Muse. |
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lanterna
magica libraria
Incredibile:
un anarchico di successo
intervista
ad Andrea De Carlo
di
Mauro Suttora
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Non
piace ai critici di regime, però i suoi
libri sono tutti dei best seller. Anzi,
dei long seller. Così come succedeva a Carlo
Cassola. E i personaggi dei dodici romanzi
di De Carlo sono tutti dei ribelli, che
mettono in discussione le istituzioni gerarchiche
della società. De Carlo è uno scrittore
solo apparentemente "impolitico" perché,
inguaribile libertario, odia il potere |
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lanterna
magica forme e colori
L'apocalisse
del terzo millennio
intervista
a Enrico Baj
di
Franco Buncuga
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Palazzo
delle esposizioni a Roma. Galleria Marconi
e Galleria san Carlo a Milano. Tre mostre
hanno festeggiato i cinquant'anni di attività
di Enrico Baj. L'autore del grande quadro
I funerali dell'anarchico Pinelli. E nel
frattempo esce un libro a quattro mani di
Baj e Paul Virilio: Discorso sull'orrore
dell'arte (Elèuthera). Una buona occasione
per uno scambio di opinioni con questo artista
scomodo |
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archivio
Randolph Bourne: dalla democrazia all'anarchia
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Ecco
gli scritti di un libertario del New Jersey
contro la guerra. In questo caso si tratta
della prima guerra mondiale. Ma sono opinioni
che potrebbero essere state elaborate oggi.
Tanta è l'attualità dei temi proposti. Bourne
è un libertario quasi sconosciuto in Italia,
ma durante il secolo scorso ha esercitato
una discreta influenza sugli intellettuali
americani. Una buona occasione per saperne
di più |
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