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FOLLIA NUCLEARE E RIVOLTA ARABA
L’esplosione della centrale atomica di Fukushima ha avuto come controcanto la cacciata di dittatori nell’Afrca del nord. E adesso? CAPITALI SENZA RISCHIO D'IMPRESA Diretti interessati e commentatori hanno speso molte parole sul contratto firmato alla Fiat tra dirigenza e sindacati con l’opposizione della Fiom. Accuse e critiche hanno avuto come contrappeso rassegnazione, invocate necessità industriali e
giustificazioni «globalistiche». Ma quel contratto e il successivo
referendum ci raccontano anche un’importante mutazione della grande
impresa.
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2011 completo (.pdf)
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piano
sequenza
Quella moneta chiamata Wir
di Massimo Amato
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Uno dei percorsi per uscire dalla crisi? Dare alle relazioni finanziarie un’impronta cooperativistica. Cioè quel modo di relazionarsi che affonda le
radici nella storia dei movimenti popolari. Un esempio? Una moneta
locale molto in uso in Svizzera: il Wir. Ecco come funziona quella
moneta ideata da Werner Zimmermann, fondatore della banca cooperativa
Wir. Attiva da quasi settant’anni. L’analizza Massimo Amato che insegna storia economica all’università Bocconi di Milano ed è autore con Luca Fantacci di Fine della finanza (2009) e di Il bivio della moneta (1999), Le radici di una fede (2008).
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osservatorio scuola
La pedagogia delle competenze
di Francesco Codello
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Le lettere e le arti, ritenute dai politici accessorie, inutili e perfino dannose, stanno rapidamente sparendo dai programmi di studio. Questa mercificazione della scuola e l’adesione alle logiche economiche si sostanzia nella «pedagogia delle competenze». La competenza designa la capacità di portare a buon fine una funzione, un certo numero di obiettivi. In pratica si
tratta di favorire la flessibilità e l’adattabilità della mano d’opera
piuttosto che la sua qualificazione professionale o la sua cultura
generale. E nella scuola di massa, si traduce nel minimizzare l’importanza dei saperi. È
una grande operazione culturale che si risolve essenzialmente in una
sistematica e definita azione di adattamento delle individualità alle esigenze dell’ambiente in senso lato per sviluppare un nuovo modello comportamentale,
trasformando il soggetto in oggetto. Ecco la preoccupante analisi di
Francesco Codello, dirigente scolastico a Treviso, autore di Né
obbedire né comandare (2009), Gli anarchismi (2009), La buona
educazione (2005), Vaso, creta o fiore? (2005) ed Educazione e
anarchismo (1995). |
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rifrazioni
Lo spettacolo del capitale
di Alberto Giovanni Biuso
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Due pensatori irriverenti e, a ben guardare, intimamente anarchici: Guy Debord e Jean Baudrillard. Mentre lo «scopritore» della società dello spettacolo ritiene che comunque rimanga una realtà diversa dalla rappresentazione e che questa sia individuabile con le armi della critica, per Baudrillard la realtà è diventata «narrazione» e la sostanza del mondo un’illusione. Quanto appare in televisione non solo esiste più di ciò che non vi appare, ma è anche il bene. Il monopolio dell’apparire è diventato il monopolio dell’essere e del valore fino al punto che non apparire equivale a non esserci. Insomma, due filosofi dai toni taglienti. Ecco l’analisi di Alberto Giovanni Biuso, docente di filosofia della mente e di sociologia della cultura all’università di Catania, autore fra l’altro di La mente temporale. Corpo Mondo Artificio (2009), Dispositivi semantici (2008), Nomadismo e benedizione (2006), Antropologia e filosofia (2000) e L’antropologia di Nietzsche (1995). |
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rifrazioni
Costruire reti non piramidi
di Fabrizio Eva
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Il titolo di questo articolo riprende l’invito fatto dal poliedrico architetto, insegnante, giornalista e scrittore anarchico Colin Ward. E viene qui rilanciato per esaminare termini poco noti: cagig, selfcacing, meme. Ma soprattutto per individuare percorsi verso una società capace di abbandonare la struttura gerarchica e sviluppare relazioni egualitarie. Ecco analisi e proposte di Fabrizio Eva, geografo e autore di Elementi di geografia economica e politica (con Giacomo Corna Pellegrini e Mario Casari, 2003) e di Cina e Giappone. Due modelli per il futuro dell’Asia (2000). |
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conversazioni
Agnostico? No meglio ateo
intervista a Giulio Giorello di Franco Melandri
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Gli storici che scriveranno su questi anni dovranno riconoscere che una delle
promesse della modernità, il «disincanto del mondo», è venuta meno.
Sono sotto gli occhi di tutti il peso crescente che le religioni hanno
sulla scena pubblica, al punto che cattolicesimo, islam, sette
protestanti, pretendono di dettare le leggi. E per chi non crede in
Dio o è «di nessuna chiesa» torna in primo piano la necessità di
riproporre una società che faccia a meno di Dio. Temi che Giulio
Giorello, docente di filosofia della scienza all’università Statale di
Milano, ha affrontato in Quale Dio per la sinistra (con Pietro Adamo, 1994),Di nessuna chiesa (2005), Libertà. Un manifesto per credenti e non credenti (con Dario Antiseri, 2008) e il recente Senza Dio. Del buon uso dell’ateismo (2010). |
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laboratorio
Bakunin e il postanarchismo
di Gabriel Kuhn
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Quattro
autori che si inscrivono nel filone del postanarchismo. Quattro dei più
significativi: Todd May, Saul Newman, Lewis Call e Richard Day. Ne
analizza i tratti essenziali del pensiero Gabriel Kuhn autore, fra
l’altro, di Life Under the Jolly Roger. Reflections on Golden Age Piracy (2010),
Sober Living for the Revolution. Hardcore Punk, Stright Edge and
Radical (2010) e Revolution and Other Writings. A Political Reader by
Gustav Landauer (2010). |
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pensiero eccentrico
Sette tesi su politica e retorica nell’Italia contemporanea
di Stefano Boni
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C’è un’urgenza: ristabilire la distanza tra la politica definita dal senso comune e
le azioni politiche nella quotidianità. L’autore si sofferma sul campo
discorsivo ufficiale della politica in Italia. Un campo denominato
politica-retorica. Vengono analizzati presupposti impliciti nei
discorsi dei politici, la loro diffusione massmediatica e il legame tra
discorsi ufficiali e senso comune, per rivelare le logiche operative della produzione di immaginari mistificanti utili alla legittimazione pubblica del potere istituzionale. Boni, docente di antropologia politica e antropologia sociale all’università di Modena, è
autore di Vivere senza padroni (2006), Le strutture della
disuguaglianza (2003) e del recente Culture e poteri. Un approccio
antropologico (2011). |
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pensiero eccentrico
Uguali perché diversi
di Andrea Staid
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Al processo di globalizzazione si accompagna un crescente senso di paura. L’avvicinarsi di culture diverse ripropone steccati culturali. Ma anche fisici. E nascono nuovi ghetti. Come affrontare questo processo involutivo? Ecco l’analisi di Andrea Staid, redattore di Elèuthera, collaboratore della stampa anarchica e libertaria e autore di Gli arditi del popolo (2007). |
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libraria
Dieci da non perdere
di Lorenzo Pezzica
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Dal dibattito con Cornelius Castoriadis all’anarchia possibile di Francesco Saverio Merlino. Per proseguire con un grande rivoluzionario spagnolo e passare alle dissacranti tesi di Raoul Vaneigem. E un ladro di sogni, la poesia di Erich Mühsam e quella «suora che si spoglia». Poi le parole di chi non obbedisce e non comanda. Per finire con i «terroni» e il disastro del 2012 di cui i Maya non saranno i colpevoli. |
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forme e colori
Biennali e dintorni
di Franco Buncuga
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Tre mostre di pittura, scultura e architettura hanno segnato il 2010. Esposizioni che hanno avuto dotte recensioni su quotidiani e periodici. Per
Franco Buncuga , esperto di storia dell’arte, siamo invece di fronte
all’apoteosi e decadenza delle tre arti maggiori. Ecco perché. |
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archivio
Democrazia e rappresentazione
di Claude Lefort
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La democrazia fa la sua apparizione nella storia occidentale in Grecia, con la creazione di uno spazio politico visibile, all’interno del quale il popolo può proiettarsi (perlomeno a livello immaginario) e del quale può comprendere le forze in gioco. Rappresentanza e rappresentazione, termini fondamentali della democrazia, vanno comprese in un senso più ampio rispetto all’accezione attuale: non indicano soltanto la delega manifestata attraverso il voto. La democrazia non è solo un sistema definito da determinate istituzioni politiche, è una forma del sociale capace di accogliere in sé i conflitti e di dare risposte alle spinte di trasformazione e alle rivendicazioni di diritti che vengono dalla società. E, particolare non irrilevante, la democrazia nonostante sia storicamente legata al capitalismo, possiede una logica che si oppone a quel sistema economico. È questa la tesi di Claude Lefort in un articolo pubblicato sulla rivista Volontà (ottobre-dicembre 1989: Il politico e il sociale). Lefort, filosofo, nel 1948 tra i fondatori della rivista Socialisme ou Barbarie,
autore tra l’altro di La complicazione (Elèuthera, 2000), Ecrire, à
l’épreuve du politique (1992), Essais sur la politique (1986),
L’Invention démocratique (1981), L’uomo al bando (1980), Éléments d’une
critique de la bureaucratie (1971). |
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