Libertaria n. 2 - 2004


IL SUPERMERCATO DELL'ISTRUZIONE
Da un sistema impositivo e centralizzato si passa a uno focalizzato sulle scelte dell'utenza, che si risolve in una logica consumistica di acquisto di pacchetti formativi. Ma la posta in palio non è solo contrastare la logica di questa trasformazione. Qui si gioca una partita che va al di là di tanto sindacalese della sinistra. Qui è in ballo un problema sociale più ampio: il senso da dare alla scuola.

piano sequenza

Israele Palestina
La scuola per costruire la pace

Nonostante le azioni di guerra dell'esercito israeliano e gli attentati dei kamikaze palestinesi, c'è chi, in quella parte del mondo in perenne conflitto, lavora per la pace. In un modo inconsueto rispetto agli scenari della politica e della diplomazia. Come? Partendo dalla scuola. Ma si tratta di scuole particolari, definite ufficialmente "democratiche", ma libertarie nella pratica e nella teoria. Così si scopre una realtà poco conosciuta. Una realtà che propone un dialogo fra eguali invece di costruire muri. Un dialogo fra insegnanti israeliani e palestinesi e, soprattutto, fra bambini israeliani e palestinesi. Un dialogo che si sviluppa grazie a queste scuole (sono 25 con 4.500 studenti) che fanno parte della "grande famiglia" dell'Idec, un organismo che riunisce scuole alternative e libertarie in tutto il mondo (Canada, Stati Uniti, Brasile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Germania, Francia, Polonia, Gran Bretagna, Ungheria, Ucraina, Australia, Nuova Zelanda, Thailandia, India, Corea del Sud, Giappone...). Scuole dove non si insegna un "dover essere" imposto dall'alto, ma dove si rispetta "l'essere", l'unicità dello studente. Un luogo dove si esalta la diversità che porta a conoscere e riconoscere l'altro come eguale. Bene, è su questi laboratori di libertà che bisogna scommettere per costruire una vera pace e una giusta convivenza fra israeliani e palestinesi. Ecco le proposte e l'esperienza di due educatori libertari. Yaacov Hecht, israeliano, e Ali Zekhalka, palestinese. Hecht ha fondato nel 1987 la Hadera Democratic School, la prima scuola "democratica" in Israele, e poi l'Institute for Democratic Education. Zekhalka è preside della Kfar Kara Democratic School

dietro i fatti

Cosa cambia dopo l'uccisione dello sceicco Yassin
Intervista a Jeff Halper

di Massimo Annibale Rossi

La morte violenta del capo spirituale di Hamas sta radicalmente trasformando il conflitto israelo-palestinese. Israele in pratica abbandona la facciata politica che aveva mantenuto fino a ora, mentre l'Autorità palestinese è ancor più svuotata di potere effettivo. Ma se la parola sembra quasi esclusivamente assegnata alle armi c'è chi crede ancora praticabile la lotta per la pace. Con metodi libertari. A sostenerlo è uno dei leader del pacifismo israeliano: Jeff Halper. Libertaria lo ha intervistato subito dopo il blitz israeliano

dietro i fatti

Haiti: come sono umanitari gli Stati Uniti

di Noam Chomsky

La rivolta contro il presidente Jean Bertrand Aristide e il conseguente intervento di Usa e Francia per riportare la democrazia nell'isola caraibica fanno parte di un gioco. Sporco. Condotto dalla maggiore potenza militare ed economica del mondo. Con l'aiuto interessato di quello stato europeo che fin dai tempi di Napoleone ha depredato Haiti. Così fra il quasi totale disinteresse europeo e statunitense si è compiuto un altro misfatto. Giustificato da un'emergenza di cui il democratico Bill Clinton aveva posto le premesse. E che il repubblicano George Bush ha perfezionato. In nome della democrazia. Ovvio. È questa la disincantata analisi di Noam Chomsky, docente di linguistica e filosofia al Mit di Boston. Fra i suoi innumerevoli libri pubblicati in italiano vanno ricordati: Dopo l'11 settembre (2003), Anarchia e libertà (2003), Capire il potere (2002), Alla corte di re Artù (2002), Illusioni necessarie (1998) e La quinta libertà (2002)

dietro i fatti

Capitalcomunismo in salsa cinese

di Editor

Si sviluppa economicamente a ritmi impressionanti. Ha introdotto la proprietà privata, infrangendo uno dei cardini del marxismo-leninismo. E dà spazio agli imprenditori privati. Incrementa i rapporti economici con tutto il mondo. E si allena per togliere il primato di potenza industriale agli Stati Uniti. Ma mantiene un sistema poltico di tipo dittatoriale, fondato sul partito unico. Questa è la Cina di oggi. L'analizza Editor, pseudonimo di un noto giornalista italiano

dietro i fatti

Viaggio nel cuore di una Cina in trasformazione

di Fabrizio Eva

Per capire il cambiamento in atto nel più popoloso paese del mondo bisogna raccontarne la quotidianità. I semplici incontri e traffici di tutti i giorni. Cioè operare una grande e "umile" operazione dal basso per cogliere i mutamenti negli usi della gente che incontri per strada. Questa è l'operazione di Fabrizio Eva, geopolitico, che ripropone in forma moderna il metodo di indagine di un grande geografo anarchico: Elisée Reclus. Con Eva si riscopre il gusto antico e modernissimo del racconto di "luoghi lontani". Dove la narrazione di dettagli apparentemente banali fa scoprire l'essenza delle cose. Eva è autore, fra l'altro, di Cina e Giappone. Due modelli per il futuro dell'Asia (2000)

laboratorio

L'economia è una scienza? No. E' una religione

di Rodrigo Andrea Rivas

La "scienza" dell'economia si fonda su una lunga serie di paradossi. Che non vanno solo criticati. Ma ribaltati e annullati. Con un'azione politica radicalmente trasformatrice. Avendo ben chiaro di non poter dare delle risposte definitive. E adottando scelte metodologiche e di valori mutuate dall'etica. Ecco le proposte "partigiane e non neutrali" di Rodrigo Andrea Rivas, economista e anni fa direttore di Radio Popolare

laboratorio

Fare i conti con l'economia

di Luciano Lanza

Esiste una proposta di economia libertaria? Se esaminiamo quanto dicono i "padri fondatori" dell'anarchia abbiamo risposte contraddittorie. Così dopo un silenzio di decenni e decenni, oggi fioriscono ipotesi per costruire un sistema non sfruttatore attraverso una programmazione libertaria. Ma queste proposte quanto riescono a discostarsi effettivamente da una pianificazione centralizzata? Poco, secondo Luciano Lanza. La via da percorrere è forse quella di una rivisitazione (questa volta sì libertaria) del mercato. Il luogo della concorrenza, non certo della libertà. Ma per farne l'arena di una pluralità di luoghi, una pluralità di ambiti dell'economico capaci di includere gli estremi: concorrenza e solidarietà. In una sequenza sempre più allargata. Esaltando, quindi, tutti i possibili rapporti, tutte le possibili interconnessioni fra soggetti. Per contribuire all'esasperazione dell'economico e ridurne la rilevanza sociale

conversazioni

Metissage: epistemologia dell'incontro
Intervista a François Laplantine

di Henri Vaugrand e Nathalie Vialaneix

Il métissage, termine intraducibile se non alterandone il significato, non è il meticciato (cioè l'ibridismo fra razze diverse), ma è un fenomeno biologico e poi culturale da cui si estrapola un concetto filosofico volto a una riorganizzazione della realtà. Una realtà in continua trasformazione. Tanto che identità e rappresentazione finalmente appaiono come nozioni epistemologicamente povere, falsamente realiste. E, per di più, politicamente reazionarie. La nostra epoca di "incertezza identitaria", di "perdita dell'identità", è secondo François Laplantine il momento migliore per spazzare via questi due dinosauri concettuali, retaggio della metafisica platonica e medievale, e così riscoprire la ricchezza della diversità, dell'incontro con l'altro. Laplantine cerca di dimostrare l'inconsistenza e l'inutilità del concetto di identità e rappresentazione, proponendo di sostituirle con la nozione di métissage: ibridazione culturale. Un modo per contrastare i pericoli degli estremismi che derivano dal rifiuto o dall'inclusione forzata: le ideologie totalitarie, i settarismi identitari e le crociate securitarie, che mai come oggi riprendono vigore. Ecco quanto emerge in questa intervista a Laplantine, docente di etnologia all'università di Lyon-II, e autore di numerose opere, tra cui L'Ethnopsychiatrie (1988), Antropologie de la maladie (1992), Transatlantique. Entre Europe et Amériques latines (1994), Le Métissage (con Alexis Nouss, 1997), Métissages. De Arcimboldo à Zombi (2001), De tout petits liens (2003). Tra poco per i tipi di Elèuthera verrà pubblicato Identità e métissage. Umani al di là delle appartenenze

conversazioni

Stirner e Nietzsche contro la lega
Intervista a Roberto Escobar

di Pietro Adamo

Ha ancora senso confrontarsi oggi con il nichilismo e le filosofie dell'esistenza? È ancora utile leggere e studiare autori come Max Stirner o Friedrich Nietzsche, che molti considerano tuttora i veri dioscuri del pensiero contemporaneo? A queste domande il filosofo della politica Roberto Escobar non solo risponde entusiasticamente "sì", ma sostiene anche che applicare la loro lezione a certi fenomeni politici contemporanei come l'avvento di Forza Italia e la strategia culturale della Lega Nord produce risultati interessanti e decisamente rivelatori. Svela la natura profonda di quei partiti e mette in evidenza le tracce libertarie dei testi dei due filosofi. Escobar è autore, tra l'altro, di Nietzsche e il tragico (1980), Nel cerchio magico. Stirner: la politica dalla gerarchia alla reciprocità (1986), Il silenzio dei persecutori (2001)

pietra filosofale

Natura e filosofia della natura

di Pietro M. Toesca

Per salvare la natura bisogna restituire all'uomo il suo orizzonte di creazione spirituale. Occorre, quindi, cambiare interamente segno al rapporto tra l'uomo e la natura, compiendo un'operazione che nel suo insieme può dirsi politica per le implicazioni che essa ha riguardando il rapporto degli uomini tra di loro. Si tratta di ritrovare il concetto di potere come "capacità di" far emergere, attraverso l'operare, ovvero di sviluppare, portare a compimento le potenzialità insite nella natura e dunque nell'uomo stesso. Anche per quanto riguarda la reciprocità tra gli uomini, cioè la vita sociale. Attorno a questa proposta si sviluppa l'articolo di Pietro M. Toesca, filosofo, autore, tra l'altro, di Il falso scopo. Fenomenologia della fine del mondo (2002), Teoria del potere diffuso (1998), Manuale per fondare una città (1994)

lanterna magica/libraria

Vivere da anarchici

di Lorenzo Pezzica

Personaggi famosi accanto a uomini e donne di cui si era persa la memoria. Agitatori politici accanto a intellettuali. Ma anche tanti, tantissimi operai, contadini, manovali. Insomma, il primo grande spaccato della realtà vera, vissuta, degli anarchici italiani. Al di là dei miti: positivi e negativi. È il primo volume del Dizionario biografico degli anarchici italiani. A breve ne seguirà un altro. Pagine di storia ricostruite attraverso la vita di migliaia di persone. Ecco la recensione di Lorenzo Pezzica, storico e archivista

lanterna magica/libraria

Malatesta fuori dal mito

di Pietro Adamo

Errico Malatesta ha rappresentato "un'indomita volontà rivoluzionaria che attraversa sessant'anni di lotte anarchiche, socialiste e operaie", si legge nella quarta di copertina dell'ultimo libro di Giampietro Berti, Errico Malatesta e il movimento anarchico italiano e internazionale 1872-1932. Ed è fuor di dubbio che Malatesta sia stato, nell'ambito dell'antagonismo del periodo tra Ottocento e Novecento, una figura dalle dimensioni quasi mitologiche. Ma sono proprio i miti che subiscono gli attacchi più duri dal pensiero critico. E il libro di Berti, secondo l'analisi di Pietro Adamo, si segnala non soltanto per la sua attenta ricostruzione di un periodo chiave nella storia contemporanea, ma anche per la capacità di sottoporre a un rigoroso vaglio critico le idee, i presupposti filosofici e le scelte politiche di uno dei miti all'apparenza più inossidabili della tradizione anarchica. Sul prossimo numero Libertaria pubblicherà una recensione di Claudio Venza, storico, con una prospettiva diversa da quella di Adamo sul libro di Berti

lanterna magica/grande schermo

Un fiume di violenza

di Josep Alemany

L'ultimo acclamato film di Clint Eastwood, Mystic River, premiato con l'Oscar, non ha quei tratti da tragedia greca che tanta critica ha voluto appioppargli. È solo un tipico prodotto hollywoodiano. Ben costruito, con un ritmo efficace, ma con personaggi a una dimensione. Un omaggio, sicuramente involontario, a Herbert Marcuse. E, soprattutto, è un elogio della violenza. Quella che serve per fare "cassetta"
 
 
 
       

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