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IL
SUPERMERCATO DELL'ISTRUZIONE
Da un sistema impositivo e centralizzato
si passa a uno focalizzato sulle scelte
dell'utenza, che si risolve in una logica
consumistica di acquisto di pacchetti
formativi. Ma la posta in palio non è
solo contrastare la logica di questa trasformazione.
Qui si gioca una partita che va al di
là di tanto sindacalese della sinistra.
Qui è in ballo un problema sociale
più ampio: il senso da dare alla
scuola.
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piano
sequenza
Israele
Palestina
La scuola per costruire la pace
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Nonostante
le azioni di guerra dell'esercito israeliano
e gli attentati dei kamikaze palestinesi,
c'è chi, in quella parte del mondo in perenne
conflitto, lavora per la pace. In un modo
inconsueto rispetto agli scenari della politica
e della diplomazia. Come? Partendo dalla
scuola. Ma si tratta di scuole particolari,
definite ufficialmente "democratiche", ma
libertarie nella pratica e nella teoria.
Così si scopre una realtà poco conosciuta.
Una realtà che propone un dialogo fra eguali
invece di costruire muri. Un dialogo fra
insegnanti israeliani e palestinesi e, soprattutto,
fra bambini israeliani e palestinesi. Un
dialogo che si sviluppa grazie a queste
scuole (sono 25 con 4.500 studenti) che
fanno parte della "grande famiglia" dell'Idec,
un organismo che riunisce scuole alternative
e libertarie in tutto il mondo (Canada,
Stati Uniti, Brasile, Colombia, Costa Rica,
Ecuador, Danimarca, Norvegia, Finlandia,
Germania, Francia, Polonia, Gran Bretagna,
Ungheria, Ucraina, Australia, Nuova Zelanda,
Thailandia, India, Corea del Sud, Giappone...).
Scuole dove non si insegna un "dover essere"
imposto dall'alto, ma dove si rispetta "l'essere",
l'unicità dello studente. Un luogo dove
si esalta la diversità che porta a conoscere
e riconoscere l'altro come eguale. Bene,
è su questi laboratori di libertà che bisogna
scommettere per costruire una vera pace
e una giusta convivenza fra israeliani e
palestinesi. Ecco le proposte e l'esperienza
di due educatori libertari. Yaacov Hecht,
israeliano, e Ali Zekhalka, palestinese.
Hecht ha fondato nel 1987 la Hadera Democratic
School, la prima scuola "democratica" in
Israele, e poi l'Institute for Democratic
Education. Zekhalka è preside della Kfar
Kara Democratic School |
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dietro
i fatti
Cosa
cambia dopo l'uccisione dello sceicco
Yassin
Intervista a Jeff Halper
di
Massimo Annibale Rossi
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La
morte violenta del capo spirituale di Hamas
sta radicalmente trasformando il conflitto
israelo-palestinese. Israele in pratica
abbandona la facciata politica che aveva
mantenuto fino a ora, mentre l'Autorità
palestinese è ancor più svuotata di potere
effettivo. Ma se la parola sembra quasi
esclusivamente assegnata alle armi c'è chi
crede ancora praticabile la lotta per la
pace. Con metodi libertari. A sostenerlo
è uno dei leader del pacifismo israeliano:
Jeff Halper. Libertaria lo ha intervistato
subito dopo il blitz israeliano |
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dietro
i fatti
Haiti:
come sono umanitari gli Stati Uniti
di
Noam Chomsky
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La
rivolta contro il presidente Jean Bertrand
Aristide e il conseguente intervento di
Usa e Francia per riportare la democrazia
nell'isola caraibica fanno parte di un gioco.
Sporco. Condotto dalla maggiore potenza
militare ed economica del mondo. Con l'aiuto
interessato di quello stato europeo che
fin dai tempi di Napoleone ha depredato
Haiti. Così fra il quasi totale disinteresse
europeo e statunitense si è compiuto un
altro misfatto. Giustificato da un'emergenza
di cui il democratico Bill Clinton aveva
posto le premesse. E che il repubblicano
George Bush ha perfezionato. In nome della
democrazia. Ovvio. È questa la disincantata
analisi di Noam Chomsky, docente di linguistica
e filosofia al Mit di Boston. Fra i suoi
innumerevoli libri pubblicati in italiano
vanno ricordati: Dopo l'11 settembre (2003),
Anarchia e libertà (2003), Capire il potere
(2002), Alla corte di re Artù (2002), Illusioni
necessarie (1998) e La quinta libertà (2002) |
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dietro
i fatti
Capitalcomunismo in salsa cinese
di
Editor
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Si
sviluppa economicamente a ritmi impressionanti.
Ha introdotto la proprietà privata, infrangendo
uno dei cardini del marxismo-leninismo.
E dà spazio agli imprenditori privati. Incrementa
i rapporti economici con tutto il mondo.
E si allena per togliere il primato di potenza
industriale agli Stati Uniti. Ma mantiene
un sistema poltico di tipo dittatoriale,
fondato sul partito unico. Questa è la Cina
di oggi. L'analizza Editor, pseudonimo di
un noto giornalista italiano |
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dietro
i fatti
Viaggio
nel cuore di una Cina in trasformazione
di Fabrizio Eva
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Per
capire il cambiamento in atto nel più popoloso
paese del mondo bisogna raccontarne la quotidianità.
I semplici incontri e traffici di tutti
i giorni. Cioè operare una grande e "umile"
operazione dal basso per cogliere i mutamenti
negli usi della gente che incontri per strada.
Questa è l'operazione di Fabrizio Eva, geopolitico,
che ripropone in forma moderna il metodo
di indagine di un grande geografo anarchico:
Elisée Reclus. Con Eva si riscopre il gusto
antico e modernissimo del racconto di "luoghi
lontani". Dove la narrazione di dettagli
apparentemente banali fa scoprire l'essenza
delle cose. Eva è autore, fra l'altro, di
Cina e Giappone. Due modelli per il futuro
dell'Asia (2000) |
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laboratorio
L'economia
è una scienza? No. E' una religione
di
Rodrigo Andrea Rivas
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La
"scienza" dell'economia si fonda su una
lunga serie di paradossi. Che non vanno
solo criticati. Ma ribaltati e annullati.
Con un'azione politica radicalmente trasformatrice.
Avendo ben chiaro di non poter dare delle
risposte definitive. E adottando scelte
metodologiche e di valori mutuate dall'etica.
Ecco le proposte "partigiane e non neutrali"
di Rodrigo Andrea Rivas, economista e anni
fa direttore di Radio Popolare |
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laboratorio
Fare
i conti con l'economia
di
Luciano Lanza
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Esiste
una proposta di economia libertaria? Se
esaminiamo quanto dicono i "padri fondatori"
dell'anarchia abbiamo risposte contraddittorie.
Così dopo un silenzio di decenni e decenni,
oggi fioriscono ipotesi per costruire un
sistema non sfruttatore attraverso una programmazione
libertaria. Ma queste proposte quanto riescono
a discostarsi effettivamente da una pianificazione
centralizzata? Poco, secondo Luciano Lanza.
La via da percorrere è forse quella di una
rivisitazione (questa volta sì libertaria)
del mercato. Il luogo della concorrenza,
non certo della libertà. Ma per farne l'arena
di una pluralità di luoghi, una pluralità
di ambiti dell'economico capaci di includere
gli estremi: concorrenza e solidarietà.
In una sequenza sempre più allargata. Esaltando,
quindi, tutti i possibili rapporti, tutte
le possibili interconnessioni fra soggetti.
Per contribuire all'esasperazione dell'economico
e ridurne la rilevanza sociale |
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conversazioni
Metissage:
epistemologia dell'incontro
Intervista a François Laplantine
di Henri Vaugrand e Nathalie Vialaneix
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Il
métissage, termine intraducibile se non
alterandone il significato, non è il meticciato
(cioè l'ibridismo fra razze diverse), ma
è un fenomeno biologico e poi culturale
da cui si estrapola un concetto filosofico
volto a una riorganizzazione della realtà.
Una realtà in continua trasformazione. Tanto
che identità e rappresentazione finalmente
appaiono come nozioni epistemologicamente
povere, falsamente realiste. E, per di più,
politicamente reazionarie. La nostra epoca
di "incertezza identitaria", di "perdita
dell'identità", è secondo François Laplantine
il momento migliore per spazzare via questi
due dinosauri concettuali, retaggio della
metafisica platonica e medievale, e così
riscoprire la ricchezza della diversità,
dell'incontro con l'altro. Laplantine cerca
di dimostrare l'inconsistenza e l'inutilità
del concetto di identità e rappresentazione,
proponendo di sostituirle con la nozione
di métissage: ibridazione culturale. Un
modo per contrastare i pericoli degli estremismi
che derivano dal rifiuto o dall'inclusione
forzata: le ideologie totalitarie, i settarismi
identitari e le crociate securitarie, che
mai come oggi riprendono vigore. Ecco quanto
emerge in questa intervista a Laplantine,
docente di etnologia all'università di Lyon-II,
e autore di numerose opere, tra cui L'Ethnopsychiatrie
(1988), Antropologie de la maladie (1992),
Transatlantique. Entre Europe et Amériques
latines (1994), Le Métissage (con Alexis
Nouss, 1997), Métissages. De Arcimboldo
à Zombi (2001), De tout petits liens (2003).
Tra poco per i tipi di Elèuthera verrà pubblicato
Identità e métissage. Umani al di là delle
appartenenze |
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conversazioni
Stirner e Nietzsche contro la lega
Intervista a Roberto Escobar
di
Pietro Adamo
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Ha
ancora senso confrontarsi oggi con il nichilismo
e le filosofie dell'esistenza? È ancora
utile leggere e studiare autori come Max
Stirner o Friedrich Nietzsche, che molti
considerano tuttora i veri dioscuri del
pensiero contemporaneo? A queste domande
il filosofo della politica Roberto Escobar
non solo risponde entusiasticamente "sì",
ma sostiene anche che applicare la loro
lezione a certi fenomeni politici contemporanei
come l'avvento di Forza Italia e la strategia
culturale della Lega Nord produce risultati
interessanti e decisamente rivelatori. Svela
la natura profonda di quei partiti e mette
in evidenza le tracce libertarie dei testi
dei due filosofi. Escobar è autore, tra
l'altro, di Nietzsche e il tragico (1980),
Nel cerchio magico. Stirner: la politica
dalla gerarchia alla reciprocità (1986),
Il silenzio dei persecutori (2001) |
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pietra
filosofale
Natura
e filosofia della natura
di
Pietro M. Toesca
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Per
salvare la natura bisogna restituire all'uomo
il suo orizzonte di creazione spirituale.
Occorre, quindi, cambiare interamente segno
al rapporto tra l'uomo e la natura, compiendo
un'operazione che nel suo insieme può dirsi
politica per le implicazioni che essa ha
riguardando il rapporto degli uomini tra
di loro. Si tratta di ritrovare il concetto
di potere come "capacità di" far emergere,
attraverso l'operare, ovvero di sviluppare,
portare a compimento le potenzialità insite
nella natura e dunque nell'uomo stesso.
Anche per quanto riguarda la reciprocità
tra gli uomini, cioè la vita sociale. Attorno
a questa proposta si sviluppa l'articolo
di Pietro M. Toesca, filosofo, autore, tra
l'altro, di Il falso scopo. Fenomenologia
della fine del mondo (2002), Teoria del
potere diffuso (1998), Manuale per fondare
una città (1994) |
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lanterna
magica/libraria
Vivere
da anarchici
di
Lorenzo Pezzica
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Personaggi
famosi accanto a uomini e donne di cui si
era persa la memoria. Agitatori politici
accanto a intellettuali. Ma anche tanti,
tantissimi operai, contadini, manovali.
Insomma, il primo grande spaccato della
realtà vera, vissuta, degli anarchici italiani.
Al di là dei miti: positivi e negativi.
È il primo volume del Dizionario biografico
degli anarchici italiani. A breve ne seguirà
un altro. Pagine di storia ricostruite attraverso
la vita di migliaia di persone. Ecco la
recensione di Lorenzo Pezzica, storico e
archivista |
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lanterna
magica/libraria
Malatesta
fuori dal mito
di
Pietro Adamo
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Errico
Malatesta ha rappresentato "un'indomita
volontà rivoluzionaria che attraversa sessant'anni
di lotte anarchiche, socialiste e operaie",
si legge nella quarta di copertina dell'ultimo
libro di Giampietro Berti, Errico Malatesta
e il movimento anarchico italiano e internazionale
1872-1932. Ed è fuor di dubbio che Malatesta
sia stato, nell'ambito dell'antagonismo
del periodo tra Ottocento e Novecento, una
figura dalle dimensioni quasi mitologiche.
Ma sono proprio i miti che subiscono gli
attacchi più duri dal pensiero critico.
E il libro di Berti, secondo l'analisi di
Pietro Adamo, si segnala non soltanto per
la sua attenta ricostruzione di un periodo
chiave nella storia contemporanea, ma anche
per la capacità di sottoporre a un rigoroso
vaglio critico le idee, i presupposti filosofici
e le scelte politiche di uno dei miti all'apparenza
più inossidabili della tradizione anarchica.
Sul prossimo numero Libertaria pubblicherà
una recensione di Claudio Venza, storico,
con una prospettiva diversa da quella di
Adamo sul libro di Berti |
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lanterna
magica/grande schermo
Un
fiume di violenza
di
Josep Alemany
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L'ultimo
acclamato film di Clint Eastwood, Mystic
River, premiato con l'Oscar, non ha quei
tratti da tragedia greca che tanta critica
ha voluto appioppargli. È solo un tipico
prodotto hollywoodiano. Ben costruito, con
un ritmo efficace, ma con personaggi a una
dimensione. Un omaggio, sicuramente involontario,
a Herbert Marcuse. E, soprattutto, è un
elogio della violenza. Quella che serve
per fare "cassetta" |
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