Libertaria n. 3 - 2001


MI RIVOLTO, DUNQUE SIAMO
Agli incontri dei potenti della terra si fronteggiano due tipi diversi di violenza. Quella di chi gestisce e sfrutta il mondo e quella di chi non vuole subire passivamente. Insomma, evento e contro-evento. Violenza istituzionale, garantita dalla legge e violenza "illegale" di chi si oppone all'oppressione e allo sfruttamento. Ma è questa l'unica logica?

piano sequenza

G8: Il vero potere è altrove

di Rodrigo Andrea Rivas

All'appuntamento genovese dei capi dei più importanti paesi del mondo si contrappone quello dei movimenti contro la globalizzazione. Due mondi contrapposti. Due modi di pensare la persona e la società. Inconciliabili. Ma i potenti che si riuniscono a Genova sono davvero gli "amministratori" del mondo? E se non sono loro chi decide sulle nostre vite? Dove risiede il potere economico? Ecco la disincantata (e al contempo appassionata) analisi di Rodrigo Andrea Rivas, economista cileno in Italia dal 1974. Rivas è stato direttore del Cespi, di Radio popolare e di Mani tese e ha insegnato in varie università italiane e latinoamericane

piano sequenza

Chi ci guadagna con la crisi energetica

di Walden Bello

In nome della modernizzazione, nel sud-est asiatico, è stata favorita la nascita di grandi centrali elettriche. A scapito di quelle piccole più facilmente controllabili dalla popolazione rurale. Il risultato? La costruzione di grandi dighe ha sradicato dal proprio territorio numerose popolazioni che sono andate a ingrossare le bidonville. I vantaggi per le popolazioni urbane sono stati minimi. E adesso in nome della privatizzazione e della deregulation queste cattedrali dell'energia verranno svendute a imprese transnazionali. California docet. Ecco l'accusa di Walden Bello, sociologo filippino e direttore esecutivo di Focus on the Global South. Questo articolo (titolo originale: The Paradigm Crisis behind the Power Crisis) è stato presentato al seminario Tecnologia e globalizzazione organizzato da International Forum on Globalization a New York il 24 e 25 febbraio di quest'anno

dietro i fatti

L'impresa è mia e la derubo io

di Editor

Che i capitalisti sfruttino non è certo una novità. Anzi. Ma in Italia, terra di genti ingegnose e "furbe", si assiste a una variante decisamente originale. Gli imprenditori depredano le imprese di cui sono proprietari. Attraverso la formula delle stock options si appropriano di profitti che dovrebbero distribuire agli altri azionisti sotto forma di dividendi. Una pratica tanto discutibile da non venire nemmeno usata nella patria del capitalismo moderno, dove sono state inventate le stock options: gli Stati Uniti. E la "mistica del capitalismo" si spoglia delle sue mistificazioni teoriche per presentarsi nella sua variante all'italiana: un modo volgare, ma legale, per "rubare". Così Editor, pseudonimo di un noto giornalista economico, analizza il capitalismo italiano degli anni Duemila.

dietro i fatti

La via spagnola al totalitarismo

di Antoni Castells Duran

Il Partito popolare di José Maria Aznar controlla il potere con meno di un terzo dei consensi, ma ha impostato un'azione politica tesa a eliminare qualsiasi opposizione. Quindi per perpetuarsi al potere. Questo grazie anche alla debolezza del Partito socialista, uscito distrutto da una gestione governativa durata quattordici anni e impostata sulla corruzione e sulle tangenti. E una sempre più minoritaria sinistra radicale. Così il Pp, seguendo l'onda lunga dei poteri forti economici internazionali, sta costruendo un nuovo modello di gestione totalitaria della società. Ci riuscirà? Ecco la preoccupata analisi di Antoni Castells Duran, economista e storico. Castells, docente di economia alla Universidad Autonoma di Barcellona, redattore delle riviste Polemica e Espai de Libertat, è autore, tra l'altro, di Las transformaciones colectivistas en la industria y los servicios de Barcelona 1936-1939 (1992), Les collectivitzacions a Barcelona 1936-1939 (1993) e El proceso estatizador en la experiencia colectivista catalana 1936-1939 (1996)

conversazioni

Il seme sotto la neve
Intervista a Colin Ward

di Francesco Codello

Esiste un anarchismo "diffuso" e "sotterraneo". Ed è un fenomeno più ampio di quanto credano gli stessi anarchici. Ma bisogna saperlo individuare. Molto spesso è sepolto proprio come "il seme sotto la neve", però è pronto a fiorire. Questa è l'idea guida che ha contrassegnato l'attività di Colin Ward, scrittore, saggista e giornalista inglese. Un intellettuale pragmatico impegnato nella ricerca del libertarismo che già si manifesta nella società attuale. Qui Ward, giunto a 77 anni, tratteggia alcune idee per elaborare un anarchismo per il ventunesimo secolo. Tra i suoi libri in italiano: La pratica della libertà (1996), Dopo l'automobile (1992); La città dei ricchi e la città dei poveri (1998), Il bambino e la città

conversazioni

Anarchico a Hong Kong

di Fabrizio Eva

Come si vive nell'ex colonia inglese dopo che il potere è tornato nelle mani dei dirigenti di Pechino? E come sopravvivono gli anarchici sotto il regime comunista? Ci sono prospettive? E se sì, quali? Ecco che cosa ha chiesto Libertaria a Mok Chiu Yu, uno dei più conosciuti libertari di quella metropoli dell'estremo oriente comunista

diverso parere

Una nuova frontiera: il microcredito

Di Muhammad Yunus e di Alberto Sciortino

Negli ultimi vent'anni la concessione di prestiti ai "più poveri tra i poveri" è cresciuta in modo esponenziale. Soprattutto nel sud del mondo. Tra i cosiddetti paria. Quelli che le banche non vogliono nemmeno vedere ai loro sportelli. I risultati sono buoni. Molta gente è uscita da uno stato indescrivibile di povertà. E ha acquisito una nuova dignità. Ma questo processo innescato dalla finanza dei poveri non è esente da critiche. Anzi. Qui si confrontano due posizioni. Quella di Muhammad Yunus, uno dei pionieri del settore, direttore generale della Grameen bank in Bangladesh, autore di Il banchiere dei poveri (Feltrinelli, Milano, 1998) e Alberto Sciortino, politologo ed economista, cooperatore internazionale dell'organizzazione non governativa Ciss di Palermo

laboratorio

Se l'Utopia incendia l'inconscio

di Roger Dadoun

Sono le caratteristiche dell'inconscio che chiariscono la struttura dell'utopia nella relazione fra inconscio e utopia. Ma al tempo stesso: il testo utopico contribuisce a situare l'inconscio sotto una luce più sorprendente, più complessa, più "dialettica" di quanto si voglia ammettere. Il desiderio di utopia è desiderio di superare tutte le fratture, le separazioni, le esclusioni costitutive della condizione umana e della sua relazione con il mondo, comprese nei sistemi di divisione e nei giochi di scissione fra dentro e fuori, notte e giorno, minerale e vivente, razionale e irrazionale, individuale e sociale, corpo e anima, bene e male, detto e non detto. La costruzione utopica è uno sforzo per impadronirsi di questi fattori e dati separati e conflittuali, "infiltrarli", imbarcarli e portarli con sé in qualche fantastico viaggio: un prevedibile e imprevedibile imbarco per Citera o per l'Inferno. Così Roger Dadoun ci presenta il complesso rapporto tra utopia e inconscio, un nuovo modo di affrontare il tema del desiderio e della volontà di trasformazione. Dadoun, scrittore e psicoanalista, è autore, fra l'altro, di Cinéma, psycanalyse & politique (2000), King Kong, pré-cédé de "Kong et le Kosovo" (1999), Vieillir & Jouir (1999), Cent fleurs pour Wilhelm Reich (1999), Marcel Duchamp, ce Mécano qui Met à Nu (1996). Questo saggio (titolo originale Utopie et Inconscient) è stato pubblicato nel volume L'utopie haut lieu d'inconscient (sens&tonka, Parigi, 2000)

lanterna magica

Storie di perdenti ma non vinti
Intervista a Pino Cacucci

di Rita Cenni

Con l'ultimo libro, Ribelli, Pino Cacucci prosegue il suo percorso di narratore di un mondo fatto di gente sconfitta però non disposta a cedere

lanterna magica

Szeeman: il genio in bottiglia

di Franco Bunçuga

Harald Szeeman ha curato la nuova edizione della Biennale di Venezia. Senza trascurare cibo e bevande. Un esmpio? Le bottiglie di acqua minerale con l'immagine di Szeeman

dibattito

Quando la violenza è politica

di Pietro Adamo

Un articolo di Adamo ha innescato un dibattito su Libertaria. Sul precedente numero lo storico Venza contestava la ricostruzione fatta da Adamo sull'uso della violenza in campo libertario. Qui Adamo ammette l'ambigua formulazione del suo scritto
 
 
 
       

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