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MI
RIVOLTO, DUNQUE SIAMO
Agli
incontri dei potenti della terra si fronteggiano
due tipi diversi di violenza. Quella di
chi gestisce e sfrutta il mondo e quella
di chi non vuole subire passivamente.
Insomma, evento e contro-evento. Violenza
istituzionale, garantita dalla legge e
violenza "illegale" di chi si oppone all'oppressione
e allo sfruttamento. Ma è questa l'unica
logica?
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piano
sequenza
G8:
Il vero potere è altrove
di
Rodrigo Andrea Rivas
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All'appuntamento
genovese dei capi dei più importanti paesi
del mondo si contrappone quello dei movimenti
contro la globalizzazione. Due mondi contrapposti.
Due modi di pensare la persona e la società.
Inconciliabili. Ma i potenti che si riuniscono
a Genova sono davvero gli "amministratori"
del mondo? E se non sono loro chi decide
sulle nostre vite? Dove risiede il potere
economico? Ecco la disincantata (e al contempo
appassionata) analisi di Rodrigo Andrea
Rivas, economista cileno in Italia dal 1974.
Rivas è stato direttore del Cespi, di Radio
popolare e di Mani tese e ha insegnato in
varie università italiane e latinoamericane
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piano
sequenza
Chi
ci guadagna con la crisi energetica
di
Walden Bello
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In nome della modernizzazione, nel sud-est
asiatico, è stata favorita la nascita di
grandi centrali elettriche. A scapito di
quelle piccole più facilmente controllabili
dalla popolazione rurale. Il risultato?
La costruzione di grandi dighe ha sradicato
dal proprio territorio numerose popolazioni
che sono andate a ingrossare le bidonville.
I vantaggi per le popolazioni urbane sono
stati minimi. E adesso in nome della privatizzazione
e della deregulation queste cattedrali dell'energia
verranno svendute a imprese transnazionali.
California docet. Ecco l'accusa di Walden
Bello, sociologo filippino e direttore esecutivo
di Focus on the Global South. Questo articolo
(titolo originale: The Paradigm Crisis behind
the Power Crisis) è stato presentato al
seminario Tecnologia e globalizzazione organizzato
da International Forum on Globalization
a New York il 24 e 25 febbraio di quest'anno
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dietro
i fatti
L'impresa
è mia e la derubo io
di
Editor
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Che
i capitalisti sfruttino non è certo una
novità. Anzi. Ma in Italia, terra di genti
ingegnose e "furbe", si assiste a una variante
decisamente originale. Gli imprenditori
depredano le imprese di cui sono proprietari.
Attraverso la formula delle stock options
si appropriano di profitti che dovrebbero
distribuire agli altri azionisti sotto forma
di dividendi. Una pratica tanto discutibile
da non venire nemmeno usata nella patria
del capitalismo moderno, dove sono state
inventate le stock options: gli Stati Uniti.
E la "mistica del capitalismo" si spoglia
delle sue mistificazioni teoriche per presentarsi
nella sua variante all'italiana: un modo
volgare, ma legale, per "rubare". Così Editor,
pseudonimo di un noto giornalista economico,
analizza il capitalismo italiano degli anni
Duemila. |
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dietro
i fatti
La
via spagnola al totalitarismo
di
Antoni Castells Duran
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Il
Partito popolare di José Maria Aznar controlla
il potere con meno di un terzo dei consensi,
ma ha impostato un'azione politica tesa
a eliminare qualsiasi opposizione. Quindi
per perpetuarsi al potere. Questo grazie
anche alla debolezza del Partito socialista,
uscito distrutto da una gestione governativa
durata quattordici anni e impostata sulla
corruzione e sulle tangenti. E una sempre
più minoritaria sinistra radicale. Così
il Pp, seguendo l'onda lunga dei poteri
forti economici internazionali, sta costruendo
un nuovo modello di gestione totalitaria
della società. Ci riuscirà? Ecco la preoccupata
analisi di Antoni Castells Duran, economista
e storico. Castells, docente di economia
alla Universidad Autonoma di Barcellona,
redattore delle riviste Polemica e Espai
de Libertat, è autore, tra l'altro, di Las
transformaciones colectivistas en la industria
y los servicios de Barcelona 1936-1939 (1992),
Les collectivitzacions a Barcelona 1936-1939
(1993) e El proceso estatizador en la experiencia
colectivista catalana 1936-1939 (1996)
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conversazioni
Il
seme sotto la neve
Intervista a Colin Ward
di
Francesco Codello
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Esiste
un anarchismo "diffuso" e "sotterraneo".
Ed è un fenomeno più ampio di quanto credano
gli stessi anarchici. Ma bisogna saperlo
individuare. Molto spesso è sepolto proprio
come "il seme sotto la neve", però è pronto
a fiorire. Questa è l'idea guida che ha
contrassegnato l'attività di Colin Ward,
scrittore, saggista e giornalista inglese.
Un intellettuale pragmatico impegnato nella
ricerca del libertarismo che già si manifesta
nella società attuale. Qui Ward, giunto
a 77 anni, tratteggia alcune idee per elaborare
un anarchismo per il ventunesimo secolo.
Tra i suoi libri in italiano: La pratica
della libertà (1996), Dopo l'automobile
(1992); La città dei ricchi e la città dei
poveri (1998), Il bambino e la città
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conversazioni
Anarchico
a Hong Kong
di
Fabrizio Eva
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Come
si vive nell'ex colonia inglese dopo che
il potere è tornato nelle mani dei dirigenti
di Pechino? E come sopravvivono gli anarchici
sotto il regime comunista? Ci sono prospettive?
E se sì, quali? Ecco che cosa ha chiesto
Libertaria a Mok Chiu Yu, uno dei più conosciuti
libertari di quella metropoli dell'estremo
oriente comunista |
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diverso
parere
Una
nuova frontiera: il microcredito
Di
Muhammad Yunus e di Alberto Sciortino
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Negli
ultimi vent'anni la concessione di prestiti
ai "più poveri tra i poveri" è cresciuta
in modo esponenziale. Soprattutto nel sud
del mondo. Tra i cosiddetti paria. Quelli
che le banche non vogliono nemmeno vedere
ai loro sportelli. I risultati sono buoni.
Molta gente è uscita da uno stato indescrivibile
di povertà. E ha acquisito una nuova dignità.
Ma questo processo innescato dalla finanza
dei poveri non è esente da critiche. Anzi.
Qui si confrontano due posizioni. Quella
di Muhammad Yunus, uno dei pionieri del
settore, direttore generale della Grameen
bank in Bangladesh, autore di Il banchiere
dei poveri (Feltrinelli, Milano, 1998) e
Alberto Sciortino, politologo ed economista,
cooperatore internazionale dell'organizzazione
non governativa Ciss di Palermo |
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laboratorio
Se
l'Utopia incendia l'inconscio
di
Roger Dadoun
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Sono
le caratteristiche dell'inconscio che chiariscono
la struttura dell'utopia nella relazione
fra inconscio e utopia. Ma al tempo stesso:
il testo utopico contribuisce a situare
l'inconscio sotto una luce più sorprendente,
più complessa, più "dialettica" di quanto
si voglia ammettere. Il desiderio di utopia
è desiderio di superare tutte le fratture,
le separazioni, le esclusioni costitutive
della condizione umana e della sua relazione
con il mondo, comprese nei sistemi di divisione
e nei giochi di scissione fra dentro e fuori,
notte e giorno, minerale e vivente, razionale
e irrazionale, individuale e sociale, corpo
e anima, bene e male, detto e non detto.
La costruzione utopica è uno sforzo per
impadronirsi di questi fattori e dati separati
e conflittuali, "infiltrarli", imbarcarli
e portarli con sé in qualche fantastico
viaggio: un prevedibile e imprevedibile
imbarco per Citera o per l'Inferno. Così
Roger Dadoun ci presenta il complesso rapporto
tra utopia e inconscio, un nuovo modo di
affrontare il tema del desiderio e della
volontà di trasformazione. Dadoun, scrittore
e psicoanalista, è autore, fra l'altro,
di Cinéma, psycanalyse & politique (2000),
King Kong, pré-cédé de "Kong et le Kosovo"
(1999), Vieillir & Jouir (1999), Cent fleurs
pour Wilhelm Reich (1999), Marcel Duchamp,
ce Mécano qui Met à Nu (1996). Questo saggio
(titolo originale Utopie et Inconscient)
è stato pubblicato nel volume L'utopie haut
lieu d'inconscient (sens&tonka, Parigi,
2000) |
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lanterna
magica
Storie
di perdenti ma non vinti
Intervista a Pino Cacucci
di
Rita Cenni
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Con
l'ultimo libro, Ribelli, Pino Cacucci prosegue
il suo percorso di narratore di un mondo
fatto di gente sconfitta però non
disposta a cedere |
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lanterna
magica
Szeeman:
il genio in bottiglia
di
Franco Bunçuga
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Harald
Szeeman ha curato la nuova edizione della
Biennale di Venezia. Senza trascurare cibo
e bevande. Un esmpio? Le bottiglie di acqua
minerale con l'immagine di Szeeman |
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dibattito
Quando
la violenza è politica
di
Pietro Adamo
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Un
articolo di Adamo ha innescato un dibattito
su Libertaria. Sul precedente numero lo
storico Venza contestava la ricostruzione
fatta da Adamo sull'uso della violenza in
campo libertario. Qui Adamo ammette l'ambigua
formulazione del suo scritto |
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