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LASCIAMO
IL PESSIMISMO PER TEMPI MIGLIORI
La
situazione si fa sempre più difficile?
Il terrorismo, arrivato nella capitale
dell'impero, innesca L'escalation militare?
Si restringono gli spazi di libertà? La
logica della guerra crea censura e autocensura?
Lo scenario sociale tende al cupo? È arrivato
il momento di tirare fuori tutto il nostro
ottimismo. Non è una follia. Ma la ricetta
per non lasciare la parola solo alle armi.
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lavori
in corso
Quel
berretto verde di nome Osama
Intervista a John Cooley
di
Roberto Festa
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L'autore
di Una guerra empia, documentatissimo reportage
sul terrorismo islamico e sui coinvolgimenti
della Cia con Osama bin Laden, racconta
come i servizi segreti abbiano armato l'uomo
che oggi George Bush accusa di essere il
mandante degli attentati alle Twin Towers
e al Pentagono. Una storia tutta americana.
Roberto Festa è giornalista di Radio Popolare.
John Cooley è in Germania. Viaggia da Amburgo
a Monaco, visita i campi dove gli attentatori
suicidi hanno appreso i primi rudimenti
di pilotaggio. Saggista, corrispondente
dall'Europa per la rete americana ABC, esperto
del mondo arabo (non c'è crisi, dalla rivoluzione
in Algeria alla guerra dei Sei giorni, che
non abbia raccontato), Cooley è un testimone
prezioso nei giorni successivi agli att
uo ultimo libro, Una guerra empia. La Cia
e l'estremismo islamico (Elèuthera), racconta
di come la Cia allevò, sostenne, finanziò
gli integralisti musulmani in Afghanistan
durante la guerra antisovietica. |
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piano
sequenza
Io
che non ho visto Genova
di
Salvo Vaccaro
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Non
si erano mai viste tante "Tute nere". Quelle
inviate dal governo e quelle del Black bloc.
Le prime hanno sparato, caricato, pestato
nel dichiarato intento di scoraggiare sul
nascere la nascita di un movimento d'opposizione
giovane, multicolore, ma non ancora radicato
e radicale. Le seconde, con la loro pratica
nichilista e luddista, esprimono un'accezione
borghese dell'"anarchico", "bloccate" in
azioni spettacolari speculari alla vera
violenza. Quella degli stati |
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piano
sequenza
Io
che ho visto Genova
di
Francesco Codello
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Ero
a Genova. Il tempo trascorso da allora ha
modellato riflessioni più pensate anche
se le emozioni e le tensioni individuali
e collettive toccano vissuti più profondi
e non si cancellano. Ma la drammaticità
degli avvenimenti di quei giorni di metà
settembre, la furia omicida e catartica
della violenza integralista e le logiche
della guerra, inducono a nuove considerazioni
che superano di gran lunga la storia pur
recente che a Genova ha segnato una tappa
importante per il "nuovo movimento". |
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piano
sequenza
Tute
nere: anarchici dell'altro mondo
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Per
analizzare compiutamente i "problemi del
dopo Genova", e come "diritto di replica"
alle ritiche di Salvo Vaccaro e Francesco
Codello, Libertaria pubblica brani da due
testi dei Black bloc. Il primo è tratto
dalla Letter of Mary Block, testo molto
diffuso in Internet. Presumibilmente lo
si deve attribuire a un'attivista americana
presente a Genova, che lo ha composto qualche
giorno dopo gli scontri (25 luglio 2001;
la versione qui pubblicata è tratta da www.corpwatch.org/news/2001/0172.html
). Questo testo è comparso anche su Internazionale
n. 397 del 3 agosto 2001. Il secondo e il
terzo brano sono invece tratti dal comunicato
di uno dei collettivi anarchici Black bloc
presente alla manifestazione del 30 novembre
1999 a Seattle e risale al successivo 12
dicembre (www.zmag.org/acme.htm). Due documenti
che bene illustrano il tipo di "anarchismo"
di una parte delle Tute nere. Solo una parte,
perché il Black bloc è un fenomeno variegato
che va dagli autonomen tedeschi, ai casseur
francesi, a frange del nazionalismo basco
per approdare a hooligans e ultras da stadio
fino a estremisti di destra. Quasi una rievocazione,
questi ultimi, dei nazi-maoisti della fine
degli anni Sessanta. Due documenti che mettono
in evidenza anche una certa ossessione mediatica:
fare azioni per attirare l'attenzione dei
mezzi di informazione, per occupare le prime
pagine dei giornali. E infatti Mary Black
ammette chiaramente che nel compiere determinati
atti vandalici conta molto "l'adrenalina
e la gratificazione personale" |
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piano
sequenza
Zerzan
teorico dei Black bloc?
Ma mi faccia il piacere
di
Pietro Adamo
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L'hanno
definito il guru dei Black bloc. E in effetti
è un intellettuale movimentista con ben
altro spessore rispetto all'autrice di NoLogo,
Naomi Klein. Ma negli Stati Uniti John Zerzan
ha un seguito ridotto. Limitato ad alcuni
gruppi di giovanissimi. Soprattutto nell'Oregon.
Però, in un certo senso, può essere considerato
un portavoce, certo non di un movimento,
ma di uno stato d'animo, di un atteggiamento
diffuso fra alcuni gruppi negli Stati Uniti
e in Inghilterra |
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conversazioni
Ivan
Ilich: i pericoli della modernità
Il profeta della convivialità racconta
ospitalità e dolore
di
Franco La Cecla
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Ecco
tre momenti di uno dei più originali e anticonformisti
pensatori contemporanei. Tre momenti distanziati
nel tempo e nello spazio. Nel 2001 a Oakland
(California), nel 1998 a Città di Castello
vicino a Perugia e ad Amsterdam nel 1996.
Tre occasioni per confrontare la continua
evoluzione del pensiero di Illich: dal seminario
californiano su Ospitalità e dolore all'incontro
italiano su L'udito e l'ascolto, per terminare
con la conferenza olandese sulla velocità.
Tre esempi della multiformità di questo
personaggio difficilmente classificabile.
Partigiano in Italia negli ultimi anni della
seconda guerra mondiale e contemporaneamente
seminarista. Teologo, prete, ma attivo nella
resistenza al nuovo colonialismo sostenuto
dalla chiesa. Illich è un personaggio scomodo
che racchiude in sé la dimensione di teologo,
storico, sociologo, economista, linguista:
parla correntemente oltre mezza dozzina
di lingue (inglese, spagnolo, italiano,
tedesco...). Divide il suo tempo tra il
Centro di documentazione interculturale
di Cuernava in Messico e l'università tedesca
di Brema. Senza tralasciare appuntamenti
in giro per tutto il mondo: conferenze,
seminari, dibattiti… Tra i suoi libri in
italiano ricordiamo: Conversazioni con Ivan
Illich (a cura di David Cayley, 1994), Nello
specchio del passato (1992), H2O e le acque
dell'oblio (1988), Lavoro-ombra (1985),
Per una storia dei bisogni (1985), Il genere
e il sesso (1984), Nemesi medica (1977 e
1991), Energia ed equità (1974), Rovesciare
le istituzioni (1973), La convivialità (1974
e 1993) |
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Non
sappiamo più ascoltare
Intervista a Ivan Ilich
di
Mauro Suttora
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Nell'autunno
del 1998 Illich era a Città di Castello,
vicino a Perugia, alla Fiera delle utopie
concrete, un appuntamento organizzato da
Karl-Ludwig Schibel. Il tema dell'incontro
era L'udito e l'ascolto. In quell'occasione
lo ha intervistato Mauro Suttora, giornalista.
Libertaria propone questo testo inedito
perché permette di meglio valutare il percorso
intellettuale fatto dal grande filosofo
rispetto al seminario di quest'anno a Oakland
e riportato nell'articolo precedente. |
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Prigionieri
della velocità
di
Ivan Ilich
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Ecco
il testo della conferenza al Netherlands
Design Institute di Amsterdam dell'8 novembre
1996 |
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dietro
i fatti
Pirati
di mare e di cyberspazio
di
Vito Altobello
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I
modernissimi e astutissimi hacker, capaci
di introdursi in sistemi informatici considerati
inaccessibili, convivono con i loro progenitori:
quelli che scorrazzavano sui mari, arrivando
a espugnare bastimenti considerati sicuri.
Futuro e passato riuniti nel presente. Un'anomalia
della società postmoderna e globalizzata.
Così contro questi "filibustieri" antichi
e moderni si è sviluppata un'ampia rete
per la prevenzione e repressione. |
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diverso
parere
Economia
può far rima con etica?
di
Serge Latouche e di Luciano Lanza
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L'interrogativo
è antico, ma sempre più impellente. Perché
la globalizzazione ha riportato le condizioni
di sfruttamento al livello di alcuni secoli
fa. Soprattutto nell'utilizzo di mano d'opera
nel sud del mondo da parte delle transnazionali.
Per contrastare questa tendenza si sta sviluppando
un movimento informale, ma esteso, per immettere
principi morali nelle attività commerciali,
finanziarie, industriali. Sono così nate
forme diversificate di resistenza. Dal boicottaggio
per colpire le transnazionali alla cosiddetta
finanza etica: fondi e banche che investono
solo in imprese con determinati requisiti
di correttezza. Ma l'economia moderna è
modificabile secondo criteri etici? Su questo
interrogativo si confrontano Serge Latouche
e Luciano Lanza. Latouche è docente di economia
politica, esponente del Mauss (movimento
antiutilitarista). Tra i suoi libri in italiano:
L'occidentalizzazione del mondo (1992),
Il pianeta dei naufraghi (1993), La Megamacchina
(1995), La sfida di Minerva (1999). Luciano
Lanza, giornalista, è responsabile di Libertaria
ed è stato tra i fondatori di A rivista
anarchica nel 1971 e responsabile del trimestrale
Volontà dal 1980 al 1996 |
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laboratorio
La
razionalità del capitalismo
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Da
più di un decennio si sente ripetere un
ritornello ammantato di scientificità: la
società capitalista ha provato la propria
eccellenza, la propria superiorità perché
ha superato la selezione darwinania. È la
forma che contiene in sé una indiscutibile
efficienza rispetto a tutte le altre configurazioni
socio-economiche. Il motivo? Semplicissimo:
è razionale. Quindi il capitalismo è figlio
legittimo della secolarizzazione. Chi, dunque,
attacca e critica il capitalismo lo fa solo
perché mosso da una fede, ma non dalla ragione.
Un colossale falso storico e teorico che
Cornelius Castoriadis (1922-1997) smonta
in modo sistematico. Questo saggio verrà
pubblicato nel volume edito da Elèuthera,
La rivoluzione democratica. Teoria e progetto
dell'autogoverno, curato da Fabio Ciaramelli.
Di Castoriadis, filosofo, psicoanalista
ed economista, sono stati pubblicati in
italiano: La società burocratica (due volumi,
1978-1979), Gli incroci del labirinto (1988),
L'istituzione immaginaria della società
(1995) e L'enigma del soggetto (1997) |
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dibattito
Revisionismo?
Un falso problema
di
Giampietro Nico Berti
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Chi
detiene l'interpretazione storica vincente
ha buone possibilità di far affermare una
rappresentazione del passato, del presente
e del futuro. La verità storiografica è,
infatti, parte integrante della lotta politica.
Quindi l'attuale revisionismo non è l'esito
di una congiura di pochi studiosi reazionari
e malvagi che si sono messi a complottare
contro la modernità, ma il logico esito
del fallimento del comunismo. E ottiene
consensi perché per troppi decenni si è
assistito al "benevolo" giudizio di cui
ha goduto il "socialismo reale", nonostante
i suoi crimini. Fatti macroscopici hanno
incontrato il silenzio, l'omissione, la
sottovalutazione. Oggi, mutata la situazione
politica e culturale, si assiste al tentativo
di ridimensionare il ruolo emancipatore
dei movimenti di sinistra. Però il revisionismo
canta una vittoria effimera: la morte del
comunismo non rappresenta affatto la morte
della spinta universale all'eguaglianza.
Queste le premesse da cui muove Giampietro
Nico Berti, docente di storia contemporanea
e di storia dei partiti politici all'università
di Padova. Tra i suoi libri: Il pensiero
anarchico dal Settecento al Novecento (1998),
Un'idea esagerata di libertà (1994), Francesco
Saverio Merlino. Dall'anarchismo socialista
al socialismo liberale (1993) |
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senza
confini
La
storia siamo noi
di
Josè Maria Vidao
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Scritta
e riscritta più volte, la nostra visione
del passato dipende dall'avere istituzionalizzato
una selezione e una gerarchizzazione degli
accadimenti. Un'operazione realizzata, forse
in parti uguali, dalla casualità dei ritrovamenti
e dalla volontà di esaltare le tracce di
valori attuali in epoche anteriori. Per
rafforzare il carattere necessario e la
legittimità di tali valori. Ciò che non
quadra viene frainteso o messo a tacere.
Ciò che quadra viene ingrandito al punto
di trasformarlo nella essenza di un tempo,
di un popolo o perfino di un territorio.
Questa la critica di José María Ridao, autore
di Contra la historia (2000). Questo articolo
è stato pubblicato sul numero 47, giugno-agosto
2001, della rivista bimestrale spagnola
Archipiélago. Titolo originale: El retorno
de la historia |
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lanterna
magica
Adesso
l'arte mettila d'ApARTe
di
Franco Bunçuga
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Tra
ironia e beffarda imitazione ha preso le
mosse la prima Biennale di arte e anarchia.
È stata, così, varata la "zattera dell'umanità"
per trasportarci nel "mondo della libertà".
Ecco le impressioni di Franco Bunçuga, professore
di storia dell'arte, su questo incontro
organizzato dalla rivista ApARTe dal 14
al 16 settembre |
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