Libertaria n. 4 - 2001


LASCIAMO IL PESSIMISMO PER TEMPI MIGLIORI
La situazione si fa sempre più difficile? Il terrorismo, arrivato nella capitale dell'impero, innesca L'escalation militare? Si restringono gli spazi di libertà? La logica della guerra crea censura e autocensura? Lo scenario sociale tende al cupo? È arrivato il momento di tirare fuori tutto il nostro ottimismo. Non è una follia. Ma la ricetta per non lasciare la parola solo alle armi.

lavori in corso

Quel berretto verde di nome Osama
Intervista a John Cooley

di Roberto Festa

L'autore di Una guerra empia, documentatissimo reportage sul terrorismo islamico e sui coinvolgimenti della Cia con Osama bin Laden, racconta come i servizi segreti abbiano armato l'uomo che oggi George Bush accusa di essere il mandante degli attentati alle Twin Towers e al Pentagono. Una storia tutta americana. Roberto Festa è giornalista di Radio Popolare. John Cooley è in Germania. Viaggia da Amburgo a Monaco, visita i campi dove gli attentatori suicidi hanno appreso i primi rudimenti di pilotaggio. Saggista, corrispondente dall'Europa per la rete americana ABC, esperto del mondo arabo (non c'è crisi, dalla rivoluzione in Algeria alla guerra dei Sei giorni, che non abbia raccontato), Cooley è un testimone prezioso nei giorni successivi agli att uo ultimo libro, Una guerra empia. La Cia e l'estremismo islamico (Elèuthera), racconta di come la Cia allevò, sostenne, finanziò gli integralisti musulmani in Afghanistan durante la guerra antisovietica.

piano sequenza

Io che non ho visto Genova

di Salvo Vaccaro

Non si erano mai viste tante "Tute nere". Quelle inviate dal governo e quelle del Black bloc. Le prime hanno sparato, caricato, pestato nel dichiarato intento di scoraggiare sul nascere la nascita di un movimento d'opposizione giovane, multicolore, ma non ancora radicato e radicale. Le seconde, con la loro pratica nichilista e luddista, esprimono un'accezione borghese dell'"anarchico", "bloccate" in azioni spettacolari speculari alla vera violenza. Quella degli stati

piano sequenza

Io che ho visto Genova

di Francesco Codello

Ero a Genova. Il tempo trascorso da allora ha modellato riflessioni più pensate anche se le emozioni e le tensioni individuali e collettive toccano vissuti più profondi e non si cancellano. Ma la drammaticità degli avvenimenti di quei giorni di metà settembre, la furia omicida e catartica della violenza integralista e le logiche della guerra, inducono a nuove considerazioni che superano di gran lunga la storia pur recente che a Genova ha segnato una tappa importante per il "nuovo movimento".

piano sequenza

Tute nere: anarchici dell'altro mondo

Per analizzare compiutamente i "problemi del dopo Genova", e come "diritto di replica" alle ritiche di Salvo Vaccaro e Francesco Codello, Libertaria pubblica brani da due testi dei Black bloc. Il primo è tratto dalla Letter of Mary Block, testo molto diffuso in Internet. Presumibilmente lo si deve attribuire a un'attivista americana presente a Genova, che lo ha composto qualche giorno dopo gli scontri (25 luglio 2001; la versione qui pubblicata è tratta da www.corpwatch.org/news/2001/0172.html ). Questo testo è comparso anche su Internazionale n. 397 del 3 agosto 2001. Il secondo e il terzo brano sono invece tratti dal comunicato di uno dei collettivi anarchici Black bloc presente alla manifestazione del 30 novembre 1999 a Seattle e risale al successivo 12 dicembre (www.zmag.org/acme.htm). Due documenti che bene illustrano il tipo di "anarchismo" di una parte delle Tute nere. Solo una parte, perché il Black bloc è un fenomeno variegato che va dagli autonomen tedeschi, ai casseur francesi, a frange del nazionalismo basco per approdare a hooligans e ultras da stadio fino a estremisti di destra. Quasi una rievocazione, questi ultimi, dei nazi-maoisti della fine degli anni Sessanta. Due documenti che mettono in evidenza anche una certa ossessione mediatica: fare azioni per attirare l'attenzione dei mezzi di informazione, per occupare le prime pagine dei giornali. E infatti Mary Black ammette chiaramente che nel compiere determinati atti vandalici conta molto "l'adrenalina e la gratificazione personale"

piano sequenza

Zerzan teorico dei Black bloc?
Ma mi faccia il piacere

di Pietro Adamo

L'hanno definito il guru dei Black bloc. E in effetti è un intellettuale movimentista con ben altro spessore rispetto all'autrice di NoLogo, Naomi Klein. Ma negli Stati Uniti John Zerzan ha un seguito ridotto. Limitato ad alcuni gruppi di giovanissimi. Soprattutto nell'Oregon. Però, in un certo senso, può essere considerato un portavoce, certo non di un movimento, ma di uno stato d'animo, di un atteggiamento diffuso fra alcuni gruppi negli Stati Uniti e in Inghilterra

conversazioni

Ivan Ilich: i pericoli della modernità
Il profeta della convivialità racconta ospitalità e dolore

di Franco La Cecla

Ecco tre momenti di uno dei più originali e anticonformisti pensatori contemporanei. Tre momenti distanziati nel tempo e nello spazio. Nel 2001 a Oakland (California), nel 1998 a Città di Castello vicino a Perugia e ad Amsterdam nel 1996. Tre occasioni per confrontare la continua evoluzione del pensiero di Illich: dal seminario californiano su Ospitalità e dolore all'incontro italiano su L'udito e l'ascolto, per terminare con la conferenza olandese sulla velocità. Tre esempi della multiformità di questo personaggio difficilmente classificabile. Partigiano in Italia negli ultimi anni della seconda guerra mondiale e contemporaneamente seminarista. Teologo, prete, ma attivo nella resistenza al nuovo colonialismo sostenuto dalla chiesa. Illich è un personaggio scomodo che racchiude in sé la dimensione di teologo, storico, sociologo, economista, linguista: parla correntemente oltre mezza dozzina di lingue (inglese, spagnolo, italiano, tedesco...). Divide il suo tempo tra il Centro di documentazione interculturale di Cuernava in Messico e l'università tedesca di Brema. Senza tralasciare appuntamenti in giro per tutto il mondo: conferenze, seminari, dibattiti… Tra i suoi libri in italiano ricordiamo: Conversazioni con Ivan Illich (a cura di David Cayley, 1994), Nello specchio del passato (1992), H2O e le acque dell'oblio (1988), Lavoro-ombra (1985), Per una storia dei bisogni (1985), Il genere e il sesso (1984), Nemesi medica (1977 e 1991), Energia ed equità (1974), Rovesciare le istituzioni (1973), La convivialità (1974 e 1993)

Non sappiamo più ascoltare
Intervista a Ivan Ilich

di Mauro Suttora

Nell'autunno del 1998 Illich era a Città di Castello, vicino a Perugia, alla Fiera delle utopie concrete, un appuntamento organizzato da Karl-Ludwig Schibel. Il tema dell'incontro era L'udito e l'ascolto. In quell'occasione lo ha intervistato Mauro Suttora, giornalista. Libertaria propone questo testo inedito perché permette di meglio valutare il percorso intellettuale fatto dal grande filosofo rispetto al seminario di quest'anno a Oakland e riportato nell'articolo precedente.

Prigionieri della velocità

di Ivan Ilich

Ecco il testo della conferenza al Netherlands Design Institute di Amsterdam dell'8 novembre 1996

dietro i fatti

Pirati di mare e di cyberspazio

di Vito Altobello

I modernissimi e astutissimi hacker, capaci di introdursi in sistemi informatici considerati inaccessibili, convivono con i loro progenitori: quelli che scorrazzavano sui mari, arrivando a espugnare bastimenti considerati sicuri. Futuro e passato riuniti nel presente. Un'anomalia della società postmoderna e globalizzata. Così contro questi "filibustieri" antichi e moderni si è sviluppata un'ampia rete per la prevenzione e repressione.

diverso parere

Economia può far rima con etica?

di Serge Latouche e di Luciano Lanza

L'interrogativo è antico, ma sempre più impellente. Perché la globalizzazione ha riportato le condizioni di sfruttamento al livello di alcuni secoli fa. Soprattutto nell'utilizzo di mano d'opera nel sud del mondo da parte delle transnazionali. Per contrastare questa tendenza si sta sviluppando un movimento informale, ma esteso, per immettere principi morali nelle attività commerciali, finanziarie, industriali. Sono così nate forme diversificate di resistenza. Dal boicottaggio per colpire le transnazionali alla cosiddetta finanza etica: fondi e banche che investono solo in imprese con determinati requisiti di correttezza. Ma l'economia moderna è modificabile secondo criteri etici? Su questo interrogativo si confrontano Serge Latouche e Luciano Lanza. Latouche è docente di economia politica, esponente del Mauss (movimento antiutilitarista). Tra i suoi libri in italiano: L'occidentalizzazione del mondo (1992), Il pianeta dei naufraghi (1993), La Megamacchina (1995), La sfida di Minerva (1999). Luciano Lanza, giornalista, è responsabile di Libertaria ed è stato tra i fondatori di A rivista anarchica nel 1971 e responsabile del trimestrale Volontà dal 1980 al 1996

laboratorio

La razionalità del capitalismo

Da più di un decennio si sente ripetere un ritornello ammantato di scientificità: la società capitalista ha provato la propria eccellenza, la propria superiorità perché ha superato la selezione darwinania. È la forma che contiene in sé una indiscutibile efficienza rispetto a tutte le altre configurazioni socio-economiche. Il motivo? Semplicissimo: è razionale. Quindi il capitalismo è figlio legittimo della secolarizzazione. Chi, dunque, attacca e critica il capitalismo lo fa solo perché mosso da una fede, ma non dalla ragione. Un colossale falso storico e teorico che Cornelius Castoriadis (1922-1997) smonta in modo sistematico. Questo saggio verrà pubblicato nel volume edito da Elèuthera, La rivoluzione democratica. Teoria e progetto dell'autogoverno, curato da Fabio Ciaramelli. Di Castoriadis, filosofo, psicoanalista ed economista, sono stati pubblicati in italiano: La società burocratica (due volumi, 1978-1979), Gli incroci del labirinto (1988), L'istituzione immaginaria della società (1995) e L'enigma del soggetto (1997)

dibattito

Revisionismo? Un falso problema

di Giampietro Nico Berti

Chi detiene l'interpretazione storica vincente ha buone possibilità di far affermare una rappresentazione del passato, del presente e del futuro. La verità storiografica è, infatti, parte integrante della lotta politica. Quindi l'attuale revisionismo non è l'esito di una congiura di pochi studiosi reazionari e malvagi che si sono messi a complottare contro la modernità, ma il logico esito del fallimento del comunismo. E ottiene consensi perché per troppi decenni si è assistito al "benevolo" giudizio di cui ha goduto il "socialismo reale", nonostante i suoi crimini. Fatti macroscopici hanno incontrato il silenzio, l'omissione, la sottovalutazione. Oggi, mutata la situazione politica e culturale, si assiste al tentativo di ridimensionare il ruolo emancipatore dei movimenti di sinistra. Però il revisionismo canta una vittoria effimera: la morte del comunismo non rappresenta affatto la morte della spinta universale all'eguaglianza. Queste le premesse da cui muove Giampietro Nico Berti, docente di storia contemporanea e di storia dei partiti politici all'università di Padova. Tra i suoi libri: Il pensiero anarchico dal Settecento al Novecento (1998), Un'idea esagerata di libertà (1994), Francesco Saverio Merlino. Dall'anarchismo socialista al socialismo liberale (1993)

senza confini

La storia siamo noi

di Josè Maria Vidao

Scritta e riscritta più volte, la nostra visione del passato dipende dall'avere istituzionalizzato una selezione e una gerarchizzazione degli accadimenti. Un'operazione realizzata, forse in parti uguali, dalla casualità dei ritrovamenti e dalla volontà di esaltare le tracce di valori attuali in epoche anteriori. Per rafforzare il carattere necessario e la legittimità di tali valori. Ciò che non quadra viene frainteso o messo a tacere. Ciò che quadra viene ingrandito al punto di trasformarlo nella essenza di un tempo, di un popolo o perfino di un territorio. Questa la critica di José María Ridao, autore di Contra la historia (2000). Questo articolo è stato pubblicato sul numero 47, giugno-agosto 2001, della rivista bimestrale spagnola Archipiélago. Titolo originale: El retorno de la historia

lanterna magica

Adesso l'arte mettila d'ApARTe

di Franco Bunçuga

Tra ironia e beffarda imitazione ha preso le mosse la prima Biennale di arte e anarchia. È stata, così, varata la "zattera dell'umanità" per trasportarci nel "mondo della libertà". Ecco le impressioni di Franco Bunçuga, professore di storia dell'arte, su questo incontro organizzato dalla rivista ApARTe dal 14 al 16 settembre
 
 
 
       

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