Libertaria n. 4 - 2003


LA POLITICA DELLA PATACCA
Il caso delle tangenti di Telekom Serbia è diventato un tormentone. Destra e sinistra si accapigliano e si lanciano in accuse reciproche. Insomma, il solito teatrino all'italiana su cui non converrebbe perdere tempo più di tanto. Ma c'è un aspetto rilevante in tutta la questione, che mette in luce il lato nascosto dello stato italiano.

dietro i fatti

Qui si combatte per l'acqua

Serena Marcenò

Il moltiplicarsi di attentati kamikaze palestinesi e di operazioni militari israeliane ha messo in secondo piano un conflitto importantissimo. Una lotta che riguarda la sopravvivenza dell'intera popolazione di Gaza e della West Bank: il controllo dell'acqua. Uno scontro finalizzato, anche, al controllo del territorio e delle risorse idriche. Giocato su più livelli. Ebrei e palestinesi si confrontano a colpi di morti su strategie demografiche, economiche e, perché no, culturali, ideologiche, religiose. Una guerra guerreggiata tanto complessa quanto sanguinosa. Di cui l'acqua è un elemento strategico. Eppure, come troppo spesso accade in quel paese mediorientale, non c'è mai un modo univoco di interpretare le cose. Quindi, se riducessimo la guerra dell'acqua a una semplice guerra per l'acqua sarebbe poco comprensibile, non solo il quadro generale, ma anche la natura stessa di questo massacro continuo e le armi messe in campo. Ecco una documentata inchiesta di Serena Marcenò, cooperante internazionale

dietro i fatti

Auditel il grande inganno

di Editor

Quasi tutti pensano che questo immanente misuratore di audience, share e rating sia un prodotto d'importazione, mentre è un invenzione tutta italiana con 30 anni esatti di vita. Ma non è un semplice fattore tecnico come si crede. Invece è la vera chiave di volta strategica con cui sono state combattute e decise, soprattutto in Italia, le più cruenti battaglie politiche e di business per l'intero settore delle comunicazioni. Come si può definire il panorama televisivo che Auditel come un notaio riproduce giornalmente? Platone avrebbe la risposta giusta: "Copia autentica per la quale non è mai esistito l'originale". Sono i dati Auditel a produrre il grande business pubblicitario nella televisione. Ma forse Auditel è un fenomeno politico, sociale e culturale soltanto nell'immaginario collettivo. E nessuno può descriverne il ruolo economico di enorme potere, oltre che di pubblico interesse, come solo un'autentica fiction sa fare. Ecco nascita, sviluppo e affari truccati nella ricostruzione di Editor, pseudonimo di un noto giornalista italiano

dietro i fatti

Te lo do io l'indultino

di Sergio Onesti

La legge dell'1 agosto 2003 dovrebbe aprire le porte delle carceri a 6-8 mila detenuti. È il cosiddetto "indultino". Questo provvedimento demagogico e sostanzialmente inefficace dà l'occasione a Sergio Onesti, avvocato, attivo nell'Unione sindacale italiana (Usi, sindacato libertario fondato nel 1912), per affrontare alcune problematiche connesse all'universo carcere e per rilanciare la campagna abolizionista. Una follia utopica? Per Onesti e per altri famosi criminologi certamente no. Perché proporre l'abolizione del carcere non è una provocazione intellettuale per evidenziare l'irrazionalità del sistema penitenziario e il suo meccanismo di abbrutimento. È l'unica scelta etico-culturale capace di fronteggiare l'attuale ondata giustizialista. Una scelta che fa riflettere sulle cause, non solo individuali, del crimine, sul significato di responsabilità penale

dietro i fatti

Carceri: quando troppo è troppo

di Nils Christie

Una delle sfide per la criminologia consiste nello studiare e nel definire le condizioni che danno a un'azione il particolare significato di crimine, a differenza di altre situazioni in cui alla stessa azione si attribuisce un senso diverso. Se ci stacchiamo dalla convinzione per cui un crimine sarebbe "un fenomeno naturale che impone una reazione punitiva", siamo costretti a trovare altri criteri di valutazione del sistema penale, che superino la tesi della "necessità naturale". E allora si può stabilire un limite massimo, un tetto oltre il quale l'istituzione penale non possa crescere all'interno di uno stato? Esiste un criterio che dica quando "il troppo è troppo", che indichi quando si è superato il limite? Da questi interrogativi si snoda il saggio di Nils Christie, criminologo norvegese. Di Christie sono stati pubblicati da Elèuthera due libri: Il business penitenziario (1997) e Oltre la solitudine e le istituzioni (2001)

archivio

Salvatore Giuliano, un bandito fascista

di Aldo Giannuli

Prima ancora della fine della guerra gli americani iniziano a reclutare fascisti e mafiosi. Da usare successivamente in funzione anticomunista. In questa strategia si inserisce l'"arruolamento" di Salvatore Giuliano nelle fila del clandestinismo fascista. Il movimento che voleva riesumare in Italia il regime di Mussolini. Un fascismo senza il duce. La strage di Portella della Ginestra si colloca in una nuova prospettiva e in una diversa lettura storica: non una strage gestita dalla Democrazia cristiana, ma un eccidio contro la Dc. Lo scopo? Convincere i dirigenti democristiani a mettere fuori legge il Partito comunista. Ecco la ricostruzione di quegli avvenimenti fatta sulla base di documenti inediti ritrovati nel 1996 nel "famoso" deposito sulla via Appia dell'Ufficio affari riservati. La ricostruzione è di Aldo Giannuli, storico, coautore tra l'altro di Lo stato parallelo (1997)

rifrazioni

Carl Rogers School di Budapest. Dopo il comunismo la libertà

di Francesco Codello

Caduto uno dei regimi più oppressivi che la storia abbia conosciuto, nella capitale ungherese è stata fondata una scuola libertaria, la Carl Rogers. Ispirata alle teorie del famoso psicologo statunitense. Una scuola che sprona gli studenti a credere in se stessi, ma al contempo a dubitare di continuo di quelle verità che si ritiene di possedere o di aver raggiunto. Un luogo dove le decisioni (di studenti e di insegnanti) vengono prese all'unanimità e non a maggioranza. Insomma, una scuola particolare. Ecco il racconto di Francesco Codello, studioso di problemi dell'educazione, dopo aver visitato quel crogiuolo di autogestione dell'apprendimento

rifrazioni

Il disagio della città

di Pietro Toesca

Rappresenta il culmine dell'evoluzione, ma ha sviluppato una quantità di contrasti: è il luogo della contraddizione. L'uomo, cioè il creatore della città, deve dunque fare prima di tutto i conti con se stesso, e la città è il luogo esemplare di questo confronto esplicito e diretto. Il luogo in cui le esigenze del singolo e di tutti debbono contemperarsi passando attraverso la loro trasformazione in ragioni, e perciò in motivazioni di azione. Ma che accade quando l'organizzazione sociale esaspera le limitazioni, abolendo la libertà invece che attrezzarla alla creazione? Quando il motivo dello stare insieme innesca un processo di frustrazione crescente? Quando la città, invece che luogo d'amore e felicitazione reciproca, diventa luogo di sopraffazione, strumento di potere? A quel punto natura e individuo umano sono, nella loro interezza, le vere vittime sacrificali della città. Queste le riflessioni su uno dei più alti (ma compromessi) punti della civiltà che propone Pietro M. Toesca, filosofo, autore tra l'altro di Il falso scopo, Fenomenologia della fine del mondo (2002), Teoria del potere diffuso (1998), Manuale per fondare una città (1994)

conversazioni

Linguaggio collaterale

Intervista a Noam Chomsky

di David Barsamian

Con le ultime guerre in Afghanistan e in Iraq il Pentagono ha coniato una nuova espressione: "danno collaterale". Designa i morti fra la popolazione civile. Un eufemismo per indicare un fatto collegato ai combattimenti, ma che si preferisce definire con termini meno crudi. In questo modo il linguaggio diventa uno strumento di guerra. Qui il noto linguista e polemista americano analizza il ruolo di quel particolare linguaggio chiamato propaganda per plasmare atteggiamenti e opinioni e per indurre la popolazione al conformismo e alla subordinazione. Una formula che cominciò a essere usata in modo scientifico a partire dalla prima guerra mondiale. Noam Chomsky è docente al dipartimento di linguistica e filosofia del Mit di Boston. Tra i suoi libri pubblicati in italiano ricordiamo Dopo l'11 settembre (2003), Anarchia e libertà (2003), I nuovi mandarini (2003), Capire il potere (2002), Linguaggio e libertà (2002), 11 settembre (2001). Per i tipi di Elèuthera sono usciti: Alla corte di re Artù (2002), Illusioni necessarie (1998) e La quinta libertà (2002). David Barsamian è fondatore e direttore di Alternative Radio. È autore, tra l'altro di Decline & Fall of Public Broadcasting, Propaganda & the Public Mind con Noam Chomsky, Confronting Empire con Eqbal Ahmad, Culture & Resistance con Edward Said. Scrive regolarmente su Z e The Progressive

laboratorio

Verso un altro anarchismo

di Andrej Grubacic

Ecco l'intervento di un anarchico serbo al terzo Social forum di Porto Alegre del febbraio di quest'anno. È la riflessione di un attivista del Balkan Social Forum per la formulazione di un'azione anarchica negli anni Duemila dentro e fuori il movimento new-no global. Non apporta grandi novità teoriche (anzi presenta anche alcune ingenuità e lacunose conoscenze delle teorie e delle pratiche di diversi gruppi e movimenti anarchici europei), ma il suo taglio decisamente pragmatico ne costituisce l'elemento di forza. Insomma, è materiale da analizzare, discutere, confutare anche, ma si tratta di riflessioni che nascono dalla volontà di uscire dalla situazione di stallo in cui si è trovato per anni il movimento anarchico europeo. Il dibattito è aperto, dunque, sulle proposte di Andrej Grubacic, assistente alla facoltà di filosofia di Belgrado

lanterna magica forme e colori

E' itinerante la biennale libertaria

di Franco Buncuga

Si è conclusa la seconda edizione della Biennale di Arte e Anarchia. Momento di arte comunitaria nato attorno alla redazione della rivista ApARTe. Questa edizione si è diffusa in luoghi, tempi, spazi differenti. Tra l'ottobre 2002 e il maggio 2003 ci sono stati più di quaranta eventi-biennale: da Minusio in Svizzera a Cosenza, da Venezia a Milano, da Varese a Bologna, a Firenze. In luoghi e spazi sia ufficiali sia "incredibili": su tele, muri, in gallerie e centri culturali, in vecchie sedi anarchiche, in una fabbrica in demolizione, in rete, su video o in viaggio. Poi, momento finale a Modena, in giugno, nello spazio sociale di Libera

lanterna magica

La porno libertà di Ovidie

di Pietro Adamo

Denuncia i "danni" del femminismo moderno. Perché lo ritiene capace di produrre tuttalpiù una pseudoliberazione interna all'ottica consumistica: libera la donna dal suo primo padrone, l'uomo, per gettarla nelle braccia di un altro padrone, il capitalismo. Ovidie Becht, autrice del libro Porno Manifesto lancia questa provocatoria tesi. E si scaglia contro il "proibizionismo" per rivalutare la pornografia. La "sfida", forse un po' semplicistica, di Becht si inserisce però nella battaglia per la legittimità del porno come parte integrante della più generale guerra per la libertà di parola e di pensiero. Un acceso dibattito ben riassunto dalla più rappresentativa femminista "proibizionista", Catherine McKinnon, quando scrive che negli Stati Uniti la legge dell'eguaglianza e quella della libertà d'espressione sono in rotta di collisione. Pietro Adamo, partendo dal Porno Manifesto, analizza il difficile rapporto tra pornografia e libertà. Adamo oltre a essere autore di Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella rivoluzione inglese (1993), La libertà dei santi (1998), La città e gli idoli (1999) ha scritto anche La pornografia e i suoi nemici (1996)
 
 
 
       

.